A Tavola

CSIS: l’Iran ha vinto
la guerra dell’informazione

L’aggressione israelo-americana all’Iran non è riuscita a raggiungere gli obiettivi e cioè resa militare e cambio di regime. Migliaia di ore di bombardamenti e miliardi di dollari consumati hanno portato allo stallo attuale. Come finirà, al momento non è possibile prevedere, ma un dato è emerso su tutti: la grande capacità di Teheran di comunicare al mondo intero scavalcando soprattutto Tel Aviv, che ha investito e investe molti quattrini la propaganda.

Jose M. Macias III, ricercatore associato al Futures Lab del Dipartimento di Difesa e Sicurezza del CSIS, e Nico Vacca, tirocinante di ricerca al Futures Lab, hanno analizzato a fondo l’impatto della comunicazione iraniana, concludendo che Tel Aviv e Washington hanno perso terreno «nella guerra dell’informazione per conquistare i cuori e le menti del pubblico americano e, più in generale, del pubblico occidentale».

Gli esperti del Center for Strategic and International Studies suggeriscono che «il governo statunitense dovrebbe instaurare una collaborazione con le piattaforme di social media per richiedere una risposta proattiva da parte del settore, etichettando i post di propaganda sponsorizzati dallo Stato. La ricerca ha dimostrato che gli utenti sono meno propensi a interagire con i contenuti sulle piattaforme di social media quando sono meglio informati sulla loro fonte».

Siamo nell’era dell’Intelligenza Artificiale e Wahington dovrebbe collaborare con le piattaforme dei social media per implementare un’IA abile ad identificare account, post e bot farm da esaminare e chiudere. In questa pausa della guerra, si presenta – dicono Macias III e Vacca – un’opportunità per le piattaforme dei social media di coordinarsi con il Dipartimento della Guerra per ripulire le comunità digitali dalla propaganda iraniana.

Le perdite sul campo di battaglia possono essere compensate nello spazio informativo, influenzando l’opinione pubblica contro l’attuazione di determinate politiche. Il significato di questa operazione va oltre la guerra in corso. Amplificando le tensioni già esistenti, l’Iran non solo tenta di indebolire il sostegno al conflitto attuale, ma anche di erodere la determinazione politica e la coesione dell’alleanza di cui gli Stati Uniti e i loro alleati avranno bisogno a lungo dopo la fine delle ostilità.

Per questo motivo, gli Stati Uniti dovrebbero reagire attraverso contro-messaggi, un’etichettatura trasparente dei post e l’impiego su larga scala dell’Intelligenza Artificiale. Questa è solo la prima di molte battaglie future per proteggere il pubblico americano dall’influenza straniera durante un conflitto armato. E’ imperativo, conclude l’analisi del CSIS,  che gli Stati Uniti si impossessino della narrazione.

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