A Tavola

La CNN racconta
l’assassinio di Al-Sharif

La morte di Anas Al-Sharif, uno dei giornalisti palestinesi più noti di Gaza, ha scatenato la condanna internazionale e le richieste di responsabilità. E’ quanto scrive la CNN in un lungo servizio sull’assassinio dell’inviato di “Al Jazeera“.

Il 28enne è diventato famoso come il volto della storia di Gaza per milioni di persone, mentre Israele impediva ai media internazionali di accedere al territorio. I suoi reportage per “Al Jazeera” hanno fornito resoconti di prima mano di momenti critici del conflitto, tra cui i brevi cessate il fuoco nel territorio, il rilascio degli ostaggi israeliani e le strazianti storie di carestia che hanno sconvolto il mondo.

Traduco e copio quasi integralmente il servizio messo in rete dalla CNN, l’emittente americana vista in tutto il mondo e puntuale sulla notizia 24ore al giorno. Lo faccio perché non è “Al Jazeera” né “Al Mayadeen” né un’altra tra le tante emittenti bollate da Tel Aviv come nemiche e complici di Hamas. La CNN è amica di Israele, ma quando è troppo e troppo e perciò ha dedicato grande spazio all’ennesima vittima dell’aggressione israeliana.

Il Comitato per la protezione dei giornalisti si è dichiarato «sconvolto», aggiungendo che Israele ha «una consolidata e documentata abitudine di accusare i giornalisti di essere terroristi senza fornire alcuna prova credibile». Il CPJ ha affermato che dall’inizio della guerra, circa due anni fa, sono stati uccisi 192 giornalisti, aggiungendo: «184 di questi giornalisti sono palestinesi uccisi da Israele».

La CNN rimarca che dall’inizio della guerra, Israele non ha permesso ai giornalisti internazionali di entrare a Gaza per scrivere in modo indipendente. Per di più, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) non hanno risposto alla richiesta di commento della CNN. Credo più correttamente si debba parlare di IOF (Israel Occupying Force – Forze di Occupazione Israeliane) ma comunque resta il fatto che l’arroganza di militari che sparano su donne e bambini che chiedono acqua è talmente cresciuta che adesso si permettono il lusso di ignorare, non dico l’ONU, ma addirittura la CNN. Immagino che Netanyahu abbia già telefonato al miliardario Ted Turner (il fondatore della CNN) per “spiegare” che il giornalista era complice di Hamas. Se anche fosse vero, non è giustificabile l’assassinio di altri giornalisti ed operatori tv che erano nella stessa tenda.

Copio e incollo qui di seguito altri pezzi del servizio americano.

Il padre di Al-Sharif era stato ucciso da un attacco aereo israeliano su Jabalya, poco dopo che il giovane, padre di due figli, aveva iniziato ad apparire su “Al Jazeera”. «Noi giornalisti abbiamo dormito negli ospedali, per strada, nei veicoli, nelle ambulanze, nei rifugi per sfollati, nei magazzini, con gli sfollati. Ho dormito in 30-40 posti diversi»: aveva raccontato Al-Sharif. «In un momento in cui una carestia mortale sta devastando Gaza – aveva aggiunto – dire la verità è diventato, agli occhi dell’occupazione, una minaccia».

Prevedendo la propria morte, Al-Sharif aveva scritto nel testamento: «Ho vissuto il dolore in tutti i suoi dettagli, ho assaporato la sofferenza e la perdita molte volte, eppure non ho mai esitato a trasmettere la verità così com’è, senza distorsioni o falsificazioni… Se muoio, muoio saldo nei miei principi….Non dimenticate Gaza… e non dimenticatevi di me nelle vostre sincere preghiere per il perdono e l’accettazione».

L’anno scorso, Israele aveva vietato ad “Al Jazeera” di operare nei territori occupati in base a una nuova e radicale legge di guerra che consente al governo israeliano di vietare le organizzazioni mediatiche straniere che ritiene “dannose” per la sicurezza della nazione. Amen.

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