L’Ucraina può produrre i Patriot
ma ci vorrà molto tempo

Gli ucraini hanno ottenuto la licenza per produrre in casa i missili intercettori per i sistemi di difesa aerea Patriot. Propaganda a parte, quali sono i reali termini? Lockheed Martin, uno dei maggiori produttori di armi al mondo, attualmente produce circa 650 intercettori PAC-3 MSE all’anno, ma si è impegnata ad aumentare la produzione annuale di Patriot a 2.000 unità nei prossimi anni.
«Ogni intercettore PAC-3 MSE ha un tempo di produzione di 24 mesi per il missile e di 30 mesi per il motore a razzo a propellente solido»: ha spiegato il Foreign Policy Research Institute (FPRI). Ci sono poi da considerare i componenti che Kiev dovrà procurarsi perché non basta la licenza per costruire gli intercettori. Fire Point, l’azienda ucraina produttrice di diversi droni e del missile da crociera FP-5 Flamingo, sta lavorando a uno “scudo antibalistico” progettato e prodotto internamente. Secondo quanto riportato dal Kyiv Post, quello scudo «è aerodinamicamente pronto, ma non ancora in grado di operare in combattimento senza la piena integrazione».
Anche se l’Ucraina riuscisse a reperire tutti i componenti, avrebbe comunque bisogno di un luogo dove assemblarli per creare un’arma funzionante. Va tenuto presente che l’Ucraina disperde gran parte della produzione di armi per evitare di avere un unico punto debole in caso di attacchi. Qualsiasi grande impianto costruito o convertito appositamente per intercettori Patriot – un processo che potrebbe richiedere anni – sarebbe un obiettivo primario e verrebbe probabilmente attaccato molto rapidamente.
Qualora l’Ucraina trovasse un luogo adatto e sicuro, magari sotterraneo, avrebbe comunque bisogno di personale per svolgere il lavoro e questo è un altro problema non da poco.
Non è ancora chiaro come l’Ucraina finanzierà l’impresa, ma è certo che da molte nazioni europee arriveranno quattrini per le spese. In ogni caso, ci vorrà del tempo prima che l’Ucraina possa disporre di intercettori Patriot di produzione nazionale, ma diventare un produttore di Patriot sarebbe, comunque, proficuo per Kiev. La possibilità di co-esportare parte degli intercettori assemblati darebbe una bella spinta all’economia.
Raytheon Technologies Corporation (RTX), la multinazionale che controlla Collins Aerospace, Pratt&Whitney, Raytheon Intelligence & Space e Raytheon Missiles & Defence, ha fatto sapere che «vanta una lunga esperienza nella coproduzione di sistemi di difesa critici in Europa, con importanti fornitori in Polonia, Germania, Svizzera e Grecia, solo per citarne alcuni». Anche il Giappone ha un contratto con Lockheed Martin per la produzione di circa 30 intercettori Patriot all’anno. Il quotidiano The Financial Times ha dato notizia di un nuovo stabilimento MBDA-Raytheon in Europa, costruito per la produzione di missili GEM-T Patriot. Inoltre, durante il vertice NATO sono stati annunciati i piani per la costruzione di un impianto europeo di manutenzione per i missili Patriot PAC-3.
Allo stato delle cose, tra la guerra contro l’Iran, i consumi dell’Ucraina (e di Israele), gli impegni assunti nei confronti di una ventina di Paesi, la fornitura di intercettori Patriot rappresenta un grosso problema per Washington.



