Mantecato

La tripartizione dei poteri
e la Carta Costituzionale

La separazione dei tre poteri – esecutivo, legislativo, giudiziario – teorizzata dal barone di Montesquieu, filosofo e giurista morto a Parigi circa quarant’anni prima della Rivoluzione francese andava bene per l’Ancien Régime. Il citatissimo “inventore” di quella tripartizione visse nel secolo di Luigi XIV, passato alla storia come Re Sole, e del suo successore Luigi XV, il monarca che perse l’impero coloniale e aprì la strada alla rivoluzione. In Francia si viveva in un regime di assolutismo monarchico. Arcinota la frase attribuita al Re Sole «L’ État c’est moi»; «Lo Stato sono io», diceva il sovrano, e perciò non riconosceva altri poteri a lui esterni.

Erano anche i tempi nei quali s’andava imponendo il “contropotere” della Massoneria, sicché il barone massone (“iniziato”, guarda un po’, a Londra) pubblicò a Ginevra, senza firmarlo, il saggio intitolato “Lo spirito delle leggi”, nel quale teorizzava appunto la tripartizione dei poteri come strumento di “resistenza” al potere assoluto dei sovrani.

Montesquieu scriveva e vagheggiava in merito ad una società diversa da quella dominata dall’assolutismo monarchico, una società nella quale il cittadino avrebbe potuto sperare nell’indipendenza dei giudici dal Re, nell’autonomia del potere legislativo e nella libertà decisionale del governo. Tre poteri separati e distinti, dunque. Roba bell’e superata fin dall’avvento delle monarchie costituzionali.

Niente di complicato da studiare, eppure la gran parte di coloro i quali citano “L’esprit des lois” non ha letto il testo (nemmeno condensato su un Bignami).

Per i distratti: in Italia i poteri sono due. La Carta costituzionale (altro testo molto citato e poco o niente letto) all’articolo 104 dice che la «magistratura costituisce un ordine autonomo…», perché in democrazia i poteri sono soltanto quello esecutivo (il governo) e quello legislativo (il Parlamento). Si obbedisce alle leggi. Tutti, magistrati inclusi, debbono obbedire. Anzi, dovrebbero; e questo è un altro capitolo ancora. Non si finisce mai: è come per le ciliegie, l’una tira l’altra; ma a mangiarne troppe in una volta si finisce con il mal di pancia.

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