Israele uccide su larga scala
grazie alle armi artificiali
Il quotidiano britannico indipendente “The Guardian” ha pubblicato una serie di inchieste, realizzate in collaborazione con il giornale online israeliano “+972 Magazine” e il sito di notizie in lingua ebraica “Local Call”, che descrivono la relazione di reciproco rafforzamento tra la Silicon Valley e le forze di occupazione israeliane. Le indagini hanno rivelato come le operazioni militari israeliane si siano sempre più basate su tecnologie commerciali sviluppate da alcune delle più grandi aziende tecnologiche del mondo.
Un sistema di sorveglianza di massa israeliano ha raccolto quasi tutte le telefonate palestinesi e le ha archiviate sull’infrastruttura cloud di Microsoft. Un altro rapporto ha rivelato che le forze di occupazione israeliane avevano sviluppato un sistema simile a “ChatGPT” (Chat Generative Pre-trained Transformer) per analizzare i dati ottenuti attraverso la sorveglianza dei palestinesi. Un’indagine separata ha scoperto che Google e Amazon avevano accettato condizioni insolitamente esorbitanti per assicurarsi un importante contratto di cloud computing con Israele.
Yuval Abraham, giornalista di “+972 Magazine” ha dichiarato al “Guardian” che l’esercito israeliano ha da tempo puntato sull’intelligenza artificiale e sui big data, una tendenza strettamente legata all’occupazione dei territori palestinesi, che genera enormi quantità di informazioni. L’esercito ha cercato di colpire centinaia di obiettivi al giorno a Gaza, mobilitando decine di migliaia di riservisti. Questa impennata ha aumentato drasticamente la domanda di sistemi tecnologici, aprendo la strada a un ruolo più ampio per le principali aziende tecnologiche.
La domanda è aumentata non soltanto per l’archiviazione dei dati, ma anche per gli strumenti analitici utilizzati per elaborare l’intelligence in tempo di guerra. Fondamentale è il “Blob storage” (Binary large object storage) che consente l’archiviazione e l’elaborazione di enormi volumi di dati grezzi di intelligence.
Abraham ha spiegato che la lunga raccolta di telefonate palestinesi di Israele richiedeva una grande capacità di archiviazione ed elaborazione, in particolare quando si trattava di conservare audio, immagini e video per periodi prolungati.
«Quindi i dati sono potere e i dati sono controllo»: ha affermato Abraham, spiegando che i fornitori di cloud statunitensi consentono all’esercito israeliano di archiviare e analizzare enormi set di dati, con conseguenze dirette per i palestinesi sul campo. L’intelligenza artificiale ha permesso a Israele di replicare gli effetti dei bombardamenti a tappeto, mantenendo al contempo l’apparenza di una campagna basata sui dati e con obiettivi definiti.
A Gaza, i sistemi di intelligenza artificiale hanno assegnato punteggi a quasi ogni individuo con un numero di telefono, stimando la probabilità che fossero membri di Hamas o della Jihad islamica senza prove. Uno di questi sistemi, “Lavender”, ha contrassegnato più di 37mila palestinesi come obiettivi militari, e ha permesso all’esercito di generare decine di migliaia di obiettivi su una scala che altrimenti sarebbe stata impossibile.
Secondo alcune fonti, molti degli obiettivi non erano membri di Hamas e sono stati colpiti all’interno delle abitazioni, anziché durante i combattimenti. Abraham ha sottolineato che, sebbene i militari fossero consapevoli del tasso enorme di errore del sistema, il problema centrale non erano gli errori, ma la portata.
Le proteste dei dipendenti per l’utilizzo del loro lavoro hanno spinto Microsoft a limitare alcuni servizi a Israele. La mossa di Microsoft è stata limitata, ma ha segnato il primo caso noto di una grande azienda tecnologica che ha ritirato i propri servizi dall’esercito israeliano, suscitando preoccupazione nelle istituzioni israeliane per la dipendenza da fornitori stranieri.



