La corsa al riarmo europea
è pilotata dalla NATO
Il programma SAFE prevede prestiti UE fino a 150 miliardi di euro

La corsa al riarmo europeo va forte, ma i miliardi spesi daranno davvero maggior sicurezza? La NATO stima che la spesa per la difesa dell’UE e del Canada aumenterà dell’11% in termini reali nel 2026, attestandosi a circa +58% rispetto al 2023. Il problema è che gli ordinativi nazionali frammentati e irregolari limitano la scala di produzione, aumentano i costi unitari e indeboliscono gli incentivi a investire in capacità aggiuntive. A non parlare del fatto che le preferenze di appalto nazionali limitano la concorrenza e rendono più difficile l’ingresso di nuovi fornitori sul mercato.
Lo strumento SAFE (Security Action for Europe) dell’Unione Europea prevede prestiti sovrani vincolati ad appalti comuni; la NATO fornisce pianificazione, standard e meccanismi di appalto; il proposto Meccanismo Multilaterale di Difesa, guidato dal Regno Unito, sosterrebbe gli appalti congiunti; e la Banca per la Difesa, la Sicurezza e la Resilienza (DSRB) è in fase di sviluppo sotto l’egida canadese come fonte di finanziamento industriale.
Queste iniziative affrontano diverse sfaccettature del problema, ma nessuna finora combina un ampio portafoglio ordini condiviso con un accesso reciproco e vincolante al mercato. Possiamo pure armarci fino ai denti, ma non saranno armi uguali, con gli stessi pezzi di ricambio, con comandi comprensibili a tutti. Il nemico (ed è la Russia, nessuno ha dubbi al riguardo) dispone di un arsenale compatto etc. e perciò gli europei farebbero la fine dei Germani che combattevano disordinati e nudi le legioni romane.
Il MDM dovrebbe essere ampliato, partendo dal suo nucleo centrale di quattro Paesi (Finlandia, Paesi Bassi, Polonia e Regno Unito), fino a diventare un’istituzione più ampia. L’obiettivo a lungo termine dovrebbe essere un mercato della difesa più ampio, che combini appalti congiunti, finanziamenti e non discriminazione reciproca. Certo, è la primogenitura britannica che preoccupa. Da secoli, Londra prova a dettare legge (e qualche volta c’è riuscita) anche sul Continente e anche questo clamore antirusso parte dalla City.
Il programma SAFE prevede prestiti UE fino a 150 miliardi di euro, vincolati ad appalti comuni per la difesa. Ucraina, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera possono partecipare agli appalti comuni alle stesse condizioni degli Stati membri dell’UE, mentre il Canada ha negoziato un accesso separato per la propria industria. Il Regno Unito può partecipare secondo le norme standard del SAFE per i paesi partner. Il SAFE può ridurre i costi di finanziamento e incentivare gli appalti comuni, ma rimane uno strumento di prestito dell’UE: non pone i paesi UE e non UE sullo stesso piano come mutuatari all’interno di un’istituzione comune.
La NATO fornisce già gran parte dell’infrastruttura per gli appalti multinazionali. Il Front Door for Industry e il NATO Engine sono pensati per migliorare l’individuazione dei fornitori e l’abbinamento delle capacità. La NATO Support and Procurement Agency (NSPA) può aggregare la domanda nazionale, gestire gli appalti e supportare il mantenimento. L’Organizzazione per la cooperazione congiunta in materia di armamenti (OCCAR), che ha accordi con la NATO, fornisce uno strumento per la gestione di complessi programmi collaborativi in materia di armamenti. L’OCCAR, che risale alla fine degli anni ’90, conta sei membri: Germania, Italia Belgio, Francia, Regno Unito e Spagna.



