Lo Chef

L’anonimato è la prassi più diffusa sul web. Nascondendo la propria identità, il militante della tastiera attacca, offende e, soprattutto, scrive e/o diffonde falsità contando sull’impunità. Non mi sono mai nascosto (nemmeno quando mi cercavano per farmi male) e anche adesso che sono vecchio (nacqui nel 1947) e indebolito dagli acciacchi ci metto la faccia. Sono di Salerno, ma ho vissuto a Roma la gran parte della vita. Prima da studente universitario (Legge alla Sapienza) e contestatore (cofondatore di Lotta di Popolo), poi da marito e padre, da giornalista e nonno. Ho cinque figli, sette nipoti (per ora) e due fratelli (uno è architetto e l’altro è un fantasista).

Visto che ho citato LdP, qualche parola in più la debbo dire. Partecipai nel Sessantotto insieme con tanti altri alla formazione del Movimento Studentesco di Giurisprudenza ed all’occupazione dell’università. Da quell’esperienza, terminata con la fine delle occupazioni, mi venne il bisogno di continuare la lotta politica extraparlamentare. Non fui il solo. Molti del MSG rifiutarono di lasciare la lotta e tornarsene a casa. Fondammo il movimento Lotta di Popolo che subito dopo divenne OLP- Organizzazione Lotta di Popolo. Scrivemmo il manifesto di lotta (Ugo Gaudenzi e io) e cominciammo una nuova stagione. Durò poco. La repressione colpiva inesorabile (quando voleva) e la prospettiva di finire sui giornali come terroristi, bombaroli, assassini ci convinse a sciogliere OLP e trovare altri modi meno pericolosi di fare politica. Qualcuno decise che quella extraparlamentare non era la via giusta e si iscrisse in un partito (i più gettonati furono la Dc e il Msi ma ci furono anche iscritti al Pci, al Psi e al Pri), qualche altro si dedicò alla professione (in gran parte al giornalismo, ma anche alla magistratura, al commercio…) e altri si fecero perdere di vista. Io restai nel gruppetto deciso a fare una battaglia culturale e partecipai all’acquisto di una libreria al centro di Roma. Nel frattempo cominciai a lavorare come correttore di bozze, per cui sono entrato nel mondo del giornalismo da una porta di servizio.

Ho lavorato per molte testate (passavo da una redazione all’altra alla ricerca di un equilibrio che non ho mai trovato), ho fatto anche televisione, ho insegnato giornalismo per conto della Regione Lazio, per l’università S. Pio V e per strutture come il Cesma. Mi sono occupato di energia (fondai anche il movimento “Ecologia e Sviluppo”) e ho diretto settimanali e mensili. Sono un dilettante osservatore di Geopolitica e un appassionato di Storia. Leggo e rileggo volentieri Tacito e Plutarco e mi rifiuto di leggere la carta inchiostrata contemporanea (con qualche eccezione). Sono un fan dei Beatles e di Mina, ma ascolto volentieri anche la cosiddetta musica classica e il jazz. Non pratico sport (nemmeno il tennis da divano) e non mi piacciono gli animali domestici (cani, gatti etc.).

Il mio nome è Giuseppe ma all’università mi chiamavano Puccio Borbonico e mi ci sono affezionato.

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