A Tavola

La Malesia fa gola agli americani
ma i cinesi sono già presenti

La joint venture Malaysian China Rare Earth Resources domina

La Malesia è oggi un polo di lavorazione delle terre rare. La riforma del sistema normativo malese, gli investimenti infrastrutturali della Cina, i capitali a lungo termine del Giappone, le competenze tecnologiche dell’Australia e il più recente accordo di acquisto e sostegno dei prezzi da parte degli Stati Uniti hanno fatto diventare la Malesia un produttore di rilievo, in grado di cambiare il panorama globale.

La presenza cinese è molto forte. Quattro anni fa, una joint venture tra investitori cinesi e malesi (Malaysian China Rare Earth Resources), ha avviato lo sviluppo del giacimento di argilla ionica di Gerik nello stato di Perak. Utilizzando la tecnologia cinese, MCRE ha esportato in Cina, tra gennaio e settembre 2025, minerale di terre rare per un valore di quasi 11 milioni di dollari.

La Cina ha continuato a rafforzare la presenza. Nell’aprile del 2025, quando la Malesia fu colpita da un dazio reciproco del 24% imposto dal presidente statunitense Donald Trump, il presidente cinese Xi Jinping si recò a Kuala Lumpur per la sua prima visita di Stato in Malesia e firmò 31 accordi nei settori del trasporto ferroviario, dei semiconduttori, della vendita di aeromobili e dell’agricoltura.

La Malesia è uno dei pochi fornitori a breve termine, al di fuori della Cina, per i materiali di cui gli Stati Uniti hanno bisogno per la proiezione di potenza globale. Se gli Stati Uniti desiderano accedere a questi materiali e contrastare l’influenza cinese nella regione, hanno bisogno di una nuova strategia che combini investimenti significativi con un impegno diplomatico coordinato.

I giacimenti malesi di terre rare sono stimati in 16,1 milioni di tonnellate , le terze riserve più grandi al mondo dopo la Cina (44 milioni) e il Brasile (21 milioni). È importante sottolineare che i giacimenti di argilla ionica non sono radioattivi, aggirando le problematiche sociali che spesso sorgono con i tradizionali giacimenti di roccia dura che si trovano in prossimità di materiali radioattivi potenzialmente pericolosi. Questa importante fonte di materie prime diventerà ancora più strategica con l’aumento della capacità di raffinazione della Malesia nei prossimi anni. Si prevede che l’industria delle terre rare contribuirà al PIL del Paese con ben 9,5 miliardi di MYR (circa un miliardo e 785 milioni di euro) e creerà quasi 7.000 posti di lavoro.

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