Comando USA: Hormuz bonificato
ma due navi saltano sulle mine
Due petroliere si sono incendiate dopo aver urtato delle mine nello Stretto di Hormuz. Teheran ha affermato che gli equipaggi hanno abbandonato le imbarcazioni su suggerimento dei militari statunitensi. Un comunicato ufficiale recita: «La Marina delle Guardie Rivoluzionarie aveva già messo in guardia sui pericoli del passaggio attraverso il canale minato. Sono state inoltre predisposte ulteriori misure punitive per le compagnie di navigazione che, anziché utilizzare la rotta autorizzata, vengono ingannate dagli Stati Uniti e mettono le proprie navi a disposizione del nemico. Tali misure saranno attuate a breve».
LarakIl Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) aveva annunciato di aver colpito lanciarazzi iraniani in procinto di lanciare mine navali nello Stretto di Hormuz. Dopo i bombardamenti sull’isola di Larak , l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del CENTCOM, aveva dichiarato: «Abbiamo bonificato con successo le rotte di navigazione internazionali dello stretto dalle mine marine posizionate mesi fa dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale nello stretto sono ora libere da mine marine iraniane, grazie all’incredibile lavoro delle forze armate statunitensi». Le due petroliere colpite hanno smentito l’ammiraglio.
Il Joint Maritime Information Center (JMIC), un gruppo di marine militari internazionali che fornisce informazioni al settore marittimo, continua a considerare le mine un rischio costante nello Stretto: «Il traffico commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz è rimasto a livelli ridotti, con un modesto aumento rispetto ai minimi recenti, ma comunque ben al di sotto dei livelli di riferimento». Gli esperti del Centro hanno rilevato che i dati di tracciamento indipendenti hanno indicato una soppressione, con un numero di navi in transito in entrambe le direzioni pari a poche unità. «Permane – avevano dichiarato – il rischio di mine alla deriva o non segnalate all’interno e in prossimità del TSS, con aree a rischio mine ancora attive».
Il Traffic Separation Scheme è il dispositivo di separazione del traffico marittimo regolamentato dall’IMO (International Maritime Organization) per cui le navi in entrata utilizzano una corsia, quelle in uscita un’altra, ciascuna larga 3 chilometri. Il TSS si trova nelle acque territoriali dell’Oman.
La società di intelligence commerciale globale Kpler ha scritto su X: «La combinazione dei pericoli persistenti nello Stretto continua a provocare una riduzione del traffico. Cinque navi hanno attraversato lo Stretto utilizzando il programma unilaterale iraniano, due entrando nel Golfo Persico e tre uscendo. Quattro sono state classificate come navi fantasma e una come nave soggetta a sanzioni».
Il CENTCOM non ha rivelato comunque gli obiettivi dei bombardamenti. L’anno scorso l’Iran aveva pubblicizzato un sistema che utilizza una variante del razzo Fajr-5 modificata con una testata per mine marine. Un filmato mostrava i razzi lanciati da un sistema di lancio multiplo di razzi (MLRS) montato su un camion.
Né Behnam Ben Taleblu, ricercatore senior presso il think tank Foundation for Defense of Democracies (FDD), né la società di sicurezza marittima Ambrey hanno riscontrato alcuna indicazione che Teheran abbia utilizzato un sistema MLRS per il lancio di mine marine.



