A Tavola

Sanzioni e bombardamenti
non fanno crollare l’Iran

«Per prevalere nella sua guerra economica contro l’Iran, l’amministrazione Trump dovrà soffocare 25 milioni di famiglie e oltre un milione di imprese. Ma mentre il respiro si fa più affannoso in alcune parti dell’economia iraniana, l’élite del Paese avrà ossigeno in abbondanza». Lo scrive su Foreign Affairs Esfandyar Batmanghelidj, CEO della Bourse & Bazaar Foundation e professore a contratto alla Johns Hopkins School of Advanced International Studies.

Per quasi un decennio, l’Iran è riuscito a resistere alle pressioni economiche degli Stati Uniti. La guerra sta ora mettendo a dura prova la resilienza dell’economia iraniana. I raid aerei statunitensi e israeliani hanno colpito infrastrutture industriali critiche, tra cui alcuni dei più importanti impianti siderurgici e petrolchimici. I bombardamenti hanno causato gravi interruzioni della produzione di beni industriali chiave. Il calo generale del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz e le interruzioni causate dal blocco navale statunitense non soltanto hanno ridotto le esportazioni iraniane, ma hanno anche soffocato le importazioni di beni strumentali e di consumo.

Il valore della valuta nazionale è sceso a oltre due milioni di rial per dollaro. Ma anche se la situazione economica del Paese sta peggiorando, la leadership iraniana si dimostra più capace di resistere agli effetti coercitivi dei bombardamenti e delle sanzioni di quanto possa sembrare. Lo stato dell’economia non sta ancora compromettendo la capacità dell’Iran di condurre una guerra. Le scorte di vari beni rimangono ingenti, grazie ad anni di esperienza con le sanzioni.

La tattica della Casa Bianca (bombardamenti + sanzioni) può certamente impoverire alla fine la maggior parte della popolazione, ma non sarà in grado di strangolare la Repubblica islamica.

In genere, gli effetti delle sanzioni sono descritti con indicatori macroeconomici, tra cui tassi di crescita, inflazione e deprezzamento della valuta, cioè tramite indicatori finanziari. Se guardiamo alle dinamiche relative a imprese e famiglie, capiamo perché i dati negativi riportati dai media non hanno causato la capitolazione del Paese.

Negli ultimi due decenni, le aziende iraniane hanno sviluppato la prassi di mantenere ingenti scorte. Questa pratica consente alle imprese di mitigare gli effetti delle sanzioni sulle catene di approvvigionamento e contribuisce a sostenere i bilanci in un contesto di elevata inflazione, in cui il denaro perde valore ma le merci no. Il calo della domanda di importazioni, dovuto all’inflazione e alla svalutazione della valuta, aiuterà Teheran ad evitare il collasso, probabilmente per diversi anni ancora.

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