Gli arsenali USA si svuotano
per proteggere Israele
Secondo un nuovo rapporto del Center for Strategic and International Studies (CSIS), redatto dal colonnello Mark F. Cancian e dal ricercatore Chris H. Park, l’aggressione all’Iran ha parecchio svuotato i depositi americani. Le scorte, in particolare di missili Standard Missile-3 (SM-3) e intercettori THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), erano state già ridotte da oltre un anno di combattimenti nella regione del Mar Rosso contro i combattenti Houthi e da diversi interventi a difesa di Israele. Il supporto statunitense all’Ucraina, nel frattempo, aveva prosciugato le scorte di intercettori Patriot.
Secondo il CSIS, la battuta d’arresto più drastica per gli arsenali statunitensi è stata causata dall’impiego dei missili da crociera Tomahawk Land Attack Cruise Missiles (TLAM) e dei sistemi di difesa antimissile THAAD e Patriot. Prima dell’aggressione intitolata Epic Fury (lo scorso 28 febbraio), gli Stati Uniti possedevano circa 3.100 TLAM. Secondo gli esperti del CSIS, le forze statunitensi hanno lanciato più di 1.000 missili TLAM contro l’Iran durante il conflitto, ovvero circa un terzo dell’intero arsenale.
Il CSIS ha stimato che, prima dell’inizio della guerra, gli Stati Uniti possedevano circa 400 intercettori THAAD e ne hanno utilizzati tra 190 e 290 durante il conflitto. Secondo il quotidiano statunitense The Washington Post, circa 200 sono stati impiegati per la difesa di Israele.
«La pressione esercitata sulle scorte di intercettori THAAD – scrivono Cancian e Park – è un tema che avevamo già sollevato l’anno scorso durante la Guerra dei Dodici Giorni di Israele contro l’Iran, quando alcune fonti suggerivano che l’esercito statunitense ne avesse impiegati circa 150 per proteggere Israele».
Secondo le stime del CSIS, ci vorranno circa due anni per ricostituire le scorte di munizioni e riportarle ai livelli prebellici.
Come il CSIS aveva già evidenziato, la preoccupazione per la capacità di carico in particolare dell’intercettore SM-3 si era acuita dopo il primo utilizzo di tale munizione durante il massiccio attacco missilistico e con droni iraniani contro Israele nell’aprile 2024. La già citata Guerra dei Dodici Giorni ha visto l’impiego di altri 80 SM-6 per la difesa di Israele, riducendo ulteriormente le scorte.
Il missile balistico di precisione lanciato da terra (PrSM) è il successore a lungo raggio del sistema missilistico tattico dell’esercito (ATACMS). Per la prima volta durante Epic Fury ne furono utilizzati tra i 40 e i 70. Lockheed Martin ha incrementato la produzione del PrSM, fissando un obiettivo annuale di 400 unità lo scorso anno e annunciando ulteriori aumenti nell’ambito dell’accordo quadro con l’amministrazione Trump.
Interpellato in merito al rapporto del CSIS, il Pentagono non ha espresso preoccupazioni, ma la scorsa settimana, il Segretario della Marina ad interim Hung Cao ha testimoniato davanti al Senato che gli Stati Uniti stanno sospendendo le vendite di armi a Taiwan a causa della guerra con l’Iran.
Cala la reputazione degli Stati Uniti come fornitore di armi. Aggiungo che le cifre esatte non le conosceremo mai e che gli arsenali USA non sono così vuoti come gli esperti di Washington vogliono farci credere. Per quanto riguarda Taiwan è chiaro che l’isola è destinata a diventare territorio cinese.



