Trump lancia boomerang
inutili, costosi e dannosi
Il presidente USA Donald Trump aveva iniziato i bombardamenti congiunti con Israele contro l’Iran dicendo che la guerra sarebbe durata solo poche settimane, e ora, sei mesi dopo, è ancora in corso. Scrive William Alan Reinsch, titolare della cattedra Scholl del Center for Strategic and International Studies,: «Non è nata come una disputa commerciale, ma lo è diventata quando l’Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, sconvolgendo il sistema commerciale globale e bloccando centinaia di navi mercantili nel Golfo Persico. Finora, la guerra è costata miliardi di dollari e migliaia di vite umane in diversi paesi, ha gravemente ridotto le scorte di armi degli Stati Uniti, con ripercussioni in Europa e in Asia, ha fatto impennare il prezzo del petrolio, ha interrotto il commercio globale e ha fornito all’Iran uno strumento di pressione che non aveva mai preso in considerazione prima».
Una lezione da imparare, continua Reinsch, è che anche i Paesi più piccoli hanno un certo potere contrattuale e che le grandi potenze non sempre prevalgono. Si potrebbe pensare che gli Stati Uniti avrebbero già imparato questa lezione in Vietnam e in Afghanistan.
Parlando del potere contrattuale dei Paesi più piccoli, anche la guerra commerciale con il Canada è stata una cattiva idea. «Il presupposto degli Stati Uniti – scrive Reinsch – è che l’economia canadese dipenda dagli Stati Uniti e che, in ultima analisi, il suo governo soddisferà le richieste statunitensi. Finora, l’opinione pubblica canadese appoggia fortemente la resistenza del governo e si discute già dei punti di leva, tra cui il petrolio (raffinato nel Midwest degli Stati Uniti, che mantiene i prezzi della benzina più bassi di quanto sarebbero altrimenti), la potassa (un elemento importante nei fertilizzanti agricoli), una serie di minerali critici e l’elettricità».
Non dimentichiamo che il Canada è il principale acquirente di esportazioni statunitensi in 26 Stati e tra i primi tre in 45 Stati. Interrompere gli scambi commerciali, che sarebbe l’effetto di dazi proibitivi, cosa comporta alla fine? Che, quando si arriverà a un accordo, si tornerà alla situazione precedente, per cui tutto questo casino sarà stato inutile o quasi.
Passando a un grande Paese, l’ampliamento dei controlli statunitensi sulle esportazioni di alta tecnologia verso la Cina ha portato la Cina a imporre controlli paralleli sui minerali critici di cui gli Stati Uniti, compreso il loro settore high-tech, hanno bisogno per lo sviluppo futuro. La conseguenza è stata un’accelerazione degli sforzi cinesi per sviluppare autonomamente il proprio settore high-tech e complicazioni per gli sforzi statunitensi di fare lo stesso, principalmente a causa della natura discontinua dei dazi e dei controlli e dell’incertezza che ne deriva.
«Tutti e tre questi esempi – conclude Reinsch – illustrano l’importanza degli elementi essenziali di una buona governance: pensare attentamente prima di agire, identificare i possibili esiti negativi e i danni collaterali e adoperarsi per prevenirli. Gli esempi citati riguardano errori non forzati: obiettivi autoimposti causati non da uno sbaglio durante una crisi, bensì da una mancanza di buona governance».
Insomma, Trump lancia inutili boomerang.



