A Tavola

Nel Canale di Suez
aumentano tariffe e traffico

Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso contro le navi dei Paesi che sostengono Israele non hanno fatto calare il traffico a Suez. Anzi, a luglio scorso, nel Canale sono passate 1.340 navi, con un incremento del 27% sul luglio dell’anno passato. In particolare, sono transitate 526 navi cisterna (+21,8%) e 814 navi di altra tipologia (+30,7%). I diritti di transito pagati dalle navi transitate a luglio 2026 sono ammontati a 25,4 miliardi di sterline egiziane (circa 430 milioni di euro).

Nei primi sette mesi di quest’anno, leggo sul quotidiano online InforMare, il traffico nel Canale è stato di 8.244 navi, con una progressione del 15,9% sul corrispondente periodo del 2025, di cui 3.440 navi cisterna (+22,9%) e 4.804 navi di altra tipologia (+11,5%). Il valore globale dei diritti di transito pagati delle navi si è attestato a 166,7 miliardi di sterline egiziane, pari a circa 2 miliardi e 819 milioni di euro.

La crescita dei transiti navali registrata a luglio scorso non sembra aver subito l’impatto della concomitante ripresa degli incidenti nella regione del Mar Rosso collegata al blocco marittimo dichiarato dagli Houthi nei confronti dei porti sauditi, con attacchi condotti principalmente contro navi saudite, che comunque hanno determinato una riduzione dell’attività navale nell’area.

Sulla ripresa dei transiti, leggo su InforMare, non sembra avere avuto un effetto negativo neppure l’aumento dei diritti di transito annunciati a giugno dalla Suez Canal Authority, che, in previsione di un aumento dei transiti, aveva ritenuto di poter introdurre un adeguamento tariffario a partire dal 15 luglio scorso dopo anni di sconti concessi per attrarre le compagnie di navigazione.

Il Canale di Suez è di proprietà dell’Egitto ed è gestito dall’autorità statale Suez Canal Authority (SCA), istituita dopo la nazionalizzazione del 1956 decisa dal presidente Gamal Abdel Nasser.

Gli Houthi (Ansar Allah Partigiani di Dio) controllano il centro-nord e la capitale dello Yemen, Sana’a. Si oppongono alle ingerenze straniere e alle monarchie sunnite del Golfo e chiedono di essere riconosciuti come i legittimi governanti dello Yemen.

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