Israele: mai più soldi ai film
che non sono patriottici

A Tel Aviv, l’Accademia israeliana del cinema e della televisione ha assegnato il premio per il miglior film 2025 a “The Sea” durante gli Ophir Awards (gli “Oscar israeliani”). Il film, diretto e scritto da Shai Carmeli Pollak e prodotto da Baher Agbariya, racconta il viaggio in auto di un ragazzo dalla sua casa di Ramallah, nella Cisgiordania occupata, alla città costiera di Tel Aviv. Ora è previsto che rappresenti Israele agli Oscar nella categoria Film Internazionale.
La reazione del governo israeliano è stata fortemente negativa: il ministro della cultura Miki Zohar ha definito la vittoria «un momento deplorevole per il mondo del cinema», ha descritto il film come un «sabotaggio» contro Israele ed ha annunciato che avrebbe ritirato i finanziamenti statali per «la vergognosa cerimonia» a partire dall’anno prossimo. Il film vincitore – ha accusato – «presenta la prospettiva palestinese e raffigura i soldati dell’IDF e lo Stato di Israele in modo negativo».
Zohar ha descritto la cerimonia e il premio come uno «sputo in faccia ai cittadini israeliani», aggiungendo: «Il fatto che il film vincitore rappresenti i nostri eroici soldati in modo diffamatorio e falso mentre combattono e rischiano la vita per proteggerci non sorprende più nessuno».
Zohar ha poi annunciato l’istituzione dell'”Oscar di Stato israeliano“, una nuova cerimonia di premiazione cinematografica alternativa sponsorizzata dal governo per onorare i creatori e i film israeliani che «riflettono i valori e lo spirito della nazione». Zohar ha ribadito che gli Ophir Awards promuovono «narrazioni straniere e sconnesse contro Israele e i soldati dell’IDF».
Gli esperti legali mettono in dubbio la legalità del taglio dei fondi all’accademia. Oded Feller, consulente legale dell’Associazione per i Diritti Civili in Israele, ha dichiarato alla CNN che Zohar sta «lanciando minacce a vuoto» e che non ha alcuna autorità per trattenere i fondi. Ed ha aggiunto: «Il bilancio del ministero non appartiene a sua madre e lui non ha il potere di interferire con i contenuti culturali o con il giudizio professionale di coloro che selezionano i film».


