A Tavola

La pace con l’Iran utile
per la guerra delle terre rare

Prima era soltanto la guerra per il petrolio, oggi il campo di battaglia globale è fatto di risorse minerarie (soprattutto di terre rare). Una delle decisioni prese dal recente G7 ha riguardato proprio la riduzione della dipendenza da fornitori non appartenenti al G7 di terre rare e magneti permanenti a meno del 60% entro il 2030, con l’obiettivo a lungo termine di scendere al 50%. Per tutti gli altri minerali critici, i ministri competenti sono stati incaricati di stabilire chiari obiettivi di riduzione della dipendenza e piani di attuazione entro la fine dell’anno.

E uno degli effetti della “pace” tra USA e Iran sarà la possibilità di fare affari con un Paese ricco di rame, alluminio e zinco. Per avere un’idea delle dimensioni in ballo, riporto che in Iran ci sono circa 2,6 miliardi di tonnellate di riserve di rame accertate, pari a circa il 5% delle riserve globali conosciute. Lo sviluppo delle capacità produttive è stato rallentato/fermato dalle sanzioni e dai bombardamenti, per cui un allentamento delle sanzioni potrebbe favorire gli investimenti nel settore minerario iraniano, in particolare nel rame, che sta attirando investimenti significativi a livello globale grazie al suo utilizzo nei data center e nelle infrastrutture energetiche.

Sebbene l’Occidente (Giappone incluso) abbia compiuto progressi significativi nella diversificazione delle attività di estrazione delle terre rare, la Cina controlla una quota stimata tra l’85% e il 91% della raffinazione globale delle terre rare. Questo predominio è ancora più marcato per le terre rare pesanti necessarie per i magneti permanenti, tra cui il disprosio e il terbio.

Non so cosa abbiano intenzione di fare a Bruxelles&dintorni, ma annoto che USA Rare Earths, azienda specializzata nell’estrazione, lavorazione e produzione di elementi di terre rare, ha annunciato l’intenzione di espandere la propria presenza da Stillwater, Oklahoma, a Goiás, in Brasile, e a Lacq, in Francia. Lynas Rare Earths, società mineraria australiana di terre rare (impianti di estrazione e concentrazione a Mount Weld nell’Australia Occidentale e a Kuantan, in Malesia) ha avuto soldi dal Dipartimento della Difesa USA per la costruzione di un impianto di lavorazione di terre rare pesanti a Seadrift, in Texas, ma il progetto è fallito per questioni burocratiche.

Il Giappone ha cominciato a diminuire la dipendenza dalla Cina volgendosi a partner regionali come Australia, Corea del Sud e Vietnam.

La riapertura dello Stretto di Hormuz, che tutti vogliono per il petrolio, farà calare anche i prezzi dello zolfo e dell’acido solforico, che sono aumentati di oltre il 50% dall’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran. L’acido solforico è componente chiave nella lavorazione di litio, nichel, rame e terre rare, il che significa che i picchi di prezzo hanno ripercussioni immediate sull’economia della produzione.

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