L’Iran chiede la percentuale
sugli affari dei mediatori di pace

La guerra contro l’Iran è preziosa per il collaudo di nuove armi, è utile per Israele, ma è anche una fonte di guadagno per chi ci sa fare. Molti analisti finanziari hanno descritto uno schema ricorrente: vengono piazzate scommesse speculative, sono assunte posizioni insolitamente elevate in mercati chiave legati al conflitto e agli eventi diplomatici. A non parlare dei ripetuti annunci di Trump fatti poco prima dell’apertura delle contrattazioni statunitensi del lunedì. Ciò ha portato a diffuse speculazioni pubbliche sul fatto che persone con accesso a informazioni privilegiate stiano manipolando i mercati dei future sul petrolio, dei titoli energetici e dei mercati delle previsioni.
A giugno, l’Iran ha calcolato che i profitti derivanti da tale manipolazione ammontavano a 9 miliardi di dollari e ha formalmente richiesto, per iscritto, di poter partecipare alla ripartizione dei proventi. «Tramite intermediari, abbiamo comunicato che 4,5 miliardi di dollari di questa somma dovrebbero essere destinati anche alla parte iraniana»: ha dichiarato a Drope Site News, un funzionario iraniano che ha chiesto l’anonimato. «Gli scambi di messaggi – ha annunciato – entreranno a far parte della storia».
Pare, infatti, che durante i colloqui tra Stati Uniti e Iran tenutisi a fine giugno sul Lago di Lucerna, i negoziatori iraniani abbiano inviato un messaggio privato al vicepresidente USA JD Vance tramite un intermediario. Oggetto del messaggio? L’inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, e il genero Jared Kushner sarebbero stati più interessati a sfruttare informazioni riservate sui negoziati per ottenere profitti sui mercati finanziari che a raggiungere un accordo.
Il contatto con Vance è avvenuto dopo i precedenti tentativi di “smuovere” la Casa Bianca riguardo a Witkoff e Kushner, dato che i messaggi trasmessi ai mediatori vengono recapitati a tutta la squadra statunitense, incluso Kushner, che è un cittadino privato senza alcun ruolo ufficiale nel governo.
I negoziatori iraniani avevano anche denunciato le ripetute fughe di notizie da Kushner al premier israeliano Benjamin Netanyahu, mentre un funzionario statunitense dichiarava al sito web di notizie Axios che dall’inizio dei negoziati, Witkoff e Kushner «parlano quasi ogni giorno con Netanyahu e con il capo del Mossad».
Quanti sono i “vicini” di Trump ad usare la guerra e gli sviluppi diplomatici per fare soldi? Conoscendo la determinazione di certi giornalisti investigativi americani, immagino che verranno fuori tutte le magagne al riguardo.
In risposta a una richiesta di commento inviata all’ufficio del vicepresidente, un funzionario statunitense ha dichiarato a Drop Site: «Qualsiasi insinuazione secondo cui gli altri membri del team negoziale di fiducia del presidente agiscano per motivi diversi dal servire il presidente e portare a termine la sua missione è falsa».
Kushner e Witkoff non hanno risposto alle richieste di commento, ma una fonte vicina a Vance ha riferito a Drop Site che gli iraniani non avevano fatto mistero delle loro obiezioni alla presenza di Witkoff e Kushner nei negoziati.
In sostanza, visto dall’Iran si tratta di uno schema ricorrente: gli Stati Uniti costruiscono un’illusione di negoziati tra un attacco e l’altro.



