Israele contro il Libano
usa anche il fosforo bianco
Il quotidiano britannico The Guardian ha scritto che le truppe israeliane usano proiettili al fosforo bianco contro le aree civili del Libano meridionale. Human Rights Watch (HRW), l’organizzazione per i diritti umani con sede a New York, ha verificato infatti otto immagini che mostrano proiettili di artiglieria da 155 mm della serie M825 rilasciare fosforo bianco su aree residenziali nella città di Yuhmor, nel sud del Libano. Secondo Human Rights Watch, la caratteristica scia a forma di nocca prodotta dai proiettili al fosforo bianco M825 ha permesso ai ricercatori di confermare l’uso dell’arma chimica in aree residenziali, sollevando preoccupazioni per la sicurezza dei civili e per il loro sfollamento. Il fosforo bianco si incendia a contatto con l’ossigeno, raggiungendo temperature fino a 800 °C e producendo un fumo denso. Gli eserciti lo utilizzano, solitamente, come cortina fumogena.
Secondo Ahmad Beydoun, architetto e ricercatore di dottorato all’Università di Tecnologia di Delft, l’esercito israeliano utilizza il fosforo bianco per creare una zona cuscinetto nel sud del Libano. Una distesa di terra bruciata facilmente controllabile. Un rapporto dell’organizzazione non profit libanese Public Works Studio ha rilevato che oltre 2.000 ettari di campagna nel Libano meridionale sono andati in fumo, di cui 873 ettari di fitta foresta con querce, pini ed eucalipti.
Oxfam (Oxford Committee for Famine Relief), una confederazione internazionale di organizzazioni non profit, ha denunciato un altro misfatto: Israele sta prendendo di mira sistematicamente le infrastrutture idriche e igienico-sanitarie in Libano, replicando il “modello” Gaza. I militari israeliani stanno facendo attacchi anche in prossimità di siti che erano in fase di ripristino dopo essere stati distrutti o danneggiati durante l’ultima guerra.
«Qualsiasi privazione intenzionale di acqua o ostruzione degli aiuti può costituire un crimine di guerra»: ha affermato Oxfam.
Domenica scorsa, il ministro della Guerra israeliano Israel Katz aveva dichiarato che lui e il primo ministro Benjamin Netanyahu avevano ordinato alle forze di occupazione israeliane di «distruggere immediatamente tutti i ponti sul fiume Litani». Aveva detto che agli abitanti del Libano meridionale sarebbe stato permesso di evacuare verso nord, oltre il fiume, e che all’esercito era stato anche ordinato di accelerare la demolizione delle case nei villaggi di confine, seguendo il «modello di Beit Hanoun e Rafah» utilizzato a Gaza.
Il quotidiano israeliano Haaretz ha scritto che questo approccio di fatto separa il Libano meridionale dal resto del paese, paralizza le infrastrutture civili e consolida il controllo militare israeliano sul territorio.
Il fiume Litani, il più lungo del Libano, è la risorsa idrica più vitale del Paese. Le sue acque vengono sbarrate dalla diga di Qaraoun, creando il più grande lago artificiale del Libano, un bacino idrico che fornisce acqua potabile, irriga decine di migliaia di ettari di terreni agricoli nella valle della Bekaa e genera energia idroelettrica per la rete nazionale.
Gli strateghi israeliani ambiscono da tempo a questa risorsa. Nel 1919, Chaim Weizmann, uno dei fondatori del movimento sionista, sostenne che il futuro stato ebraico avrebbe dovuto includere il fiume Litani entro i suoi confini. David Ben-Gurion, il primo ministro di Israele, lo dichiarò il «confine settentrionale naturale dello stato».



