A Tavola

Piccoli droni intercettori
dall’Ucraina al Medio Oriente

Gli Antonov An-28 Cash, i caccia multiruolo bimotore a turboelica impiegati dall’Ucraina per abbattere gli Shahed-136 (“Testimone”; drone iraniano a basso costo, usato per saturare le difese aere) ora lanciano droni intercettori dall’aria. «Questo – scrive The War Zone Wire (Notizie dalla zona di guerra)è uno degli ultimi sviluppi nella battaglia dell’Ucraina contro i droni d’attacco russi a lungo raggio, una battaglia che ha visto entrambe le parti introdurre nuove tecnologie e contromisure in quello che è diventato uno degli aspetti più dinamici del conflitto».

L’An-28 (l’Antonov era la fabbrica sovietica di aerei da trasporto collocata in Ucraina) è dotato di punti di attacco subalari per due tipi di droni intercettori di fabbricazione ucraina, lo SkyFall P1-Sun e il Merops AS-3 Surveyor. Sono droni piccoli e relativamente economici, progettati specificamente per intercettare droni d’attacco a lungo raggio. Secondo l’esercito statunitense, un singolo esemplare del drone Merops costa circa 15.000 dollari, con la possibilità di ridurre il costo a una cifra compresa tra 3.000 e 5.000 dollari se la produzione venisse incrementata. A titolo di confronto, il costo stimato per un drone Shahed si aggira tra i 30.000 e i 50.000 dollari. A condizione che i droni intercettori si dimostrino efficaci, la convenienza economica è decisamente notevole.

L’impiego di droni intercettori lanciati da aerei offre numerosi vantaggi. L’An-28 è in grado di avvicinare il drone intercettore al bersaglio e di utilizzare i propri sensori per localizzarlo. Il turboelica offre inoltre un tempo di volo considerevole per le pattuglie anti-drone fisse, che possono essere schierate come schermo dove risultano più efficaci. Allo stesso tempo, il lancio del drone dall’aria riduce i tempi di risposta.

«La Russia – scrive TWZ – produce attualmente 2.000 droni Shahed/Geran al mese e ha annunciato l’intenzione di quasi triplicarne la produzione».

I droni intercettori si sono già affermati come un’opzione molto più conveniente rispetto ai missili intercettori terra-aria come il sistema Patriot, e persino rispetto a missili più economici e meno avanzati, quando si tratta di contrastare i droni tipo Shahed.

«Non è difficile – scrive TWZintuire come questo concetto potrebbe evolversi rapidamente ed essere implementato in modo ancora più efficace ed efficiente con una tecnologia migliore. Ad esempio, equipaggiare i droni MQ-9 Reaper con questi velivoli e dotati di radar aria-aria consentirebbe di disporre di una sorta di aereo di pattugliamento a lungo raggio e di lunga autonomia. Nel contesto della guerra in Medio Oriente, posizionarli tra la penisola arabica e l’Iran, sopra il Golfo Persico e il Golfo di Oman, potrebbe contribuire in modo significativo a fermare i droni d’attacco Shahed-136 e altri droni a senso unico, a una frazione minima del costo dei missili terra-aria».

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