Gaza. L’Europa non vuole più essere complice di Israele
Londra, Berlino e Parigi in prima fila contro Tel Aviv

Sul Washington Post (il quotidiano più diffuso negli Usa), il columnist per gli Esteri, Ishaan Tharoor, ha scritto che la posizione politica dell’Europa nei confronti della «guerra di Israele contro Gaza» sta subendo un cambiamento visibile, con i leader europei che assumono una posizione più critica nei confronti di Tel Aviv. L’opinione pubblica europea si sta volgendo nettamente contro Israele e, secondo Tharoor, il cambiamento di posizione dell’Europa sul brutale attacco di Israele alla Striscia di Gaza potrebbe segnare l’inizio di un riallineamento più profondo nella politica estera europea, plasmato tanto dalla reazione dell’opinione pubblica quanto da calcoli geopolitici.
Il Regno Unito, tradizionale fiancheggiatore di Israele, sta affrontando dissensi provenienti dai principali partiti perché continua a vendere armi ai massacratori di Gaza. Il parlamentare conservatore Kit Malthouse ha dichiarato che Gaza è diventata «un mattatoio» sottolineando che, in circostanze opposte, la Gran Bretagna avrebbe schierato truppe per un intervento umanitario. Il premier Keir Starmer ha definito le azioni a Gaza «spaventose, controproducenti e intollerabili» ed ha annunciato che il governo sta valutando sanzioni mirate contro singoli funzionari di Tel Aviv (sarà sacrificato il massacratore per salvare l’immagine di Tel Aviv nel mondo).
Questo cambiamento nella posizione dell’Europa su Israele mostra una rara rottura in decenni di allineamento diplomatico tra l’UE e Tel Aviv, come dimostrato anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che ha avvertito come la credibilità dell’Occidente sull’Ucraina sia minata dai suoi doppi standard su Gaza.
Secondo Macron, la mancata richiesta di responsabilità a Israele rischia di danneggiare la legittimità della politica estera europea: “Se abbandoniamo Gaza – ha detto a Singapore – uccidiamo la nostra credibilità nel resto del mondo».
Anche la Germania, da tempo considerata l’alleato più fedele di Israele in Europa, sta riconsiderando i suoi toni. Il cancelliere Friedrich Merz ha chiesto se l’esercito israeliano abbia ancora un obiettivo chiaro a Gaza, definendo la guerra «una catastrofe politica».
Una critica simile è stata mossa dal ministro degli Esteri Johann Wadephul, il quale, parlando insieme alla sua controparte israeliana a Berlino, ha condannato apertamente i nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania: «Non possiamo ignorarli in quanto amici… questa politica di insediamento è contraria al diritto internazionale e crea ostacoli alla soluzione dei due Stati».
La risposta dell’UE alla crisi umanitaria in atto nella Striscia di Gaza ha assunto un’urgenza ancora maggiore dopo che decine di palestinesi affamati sono stati uccisi dal Israele nei pressi di siti di aiuti collegati alla Gaza Humanitarian Foundation, sostenuta da Stati Uniti e Israele.
Secondo quanto riportato dalla newsletter del Washington Post, il ministro degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard ha chiesto che l’UE imponga sanzioni contro Israele, prendendo di mira in particolare i ministri che promuovono insediamenti illegali e si oppongono ai colloqui di pace (allineata con Londra: colpire il massacratore e salvare Israele).



