La Bolivia cambia marcia
e fa nuovi patti con Israele
Il ministero degli Esteri dello Stato Plurinazionale della Bolivia ha dato la notizia su X della firma del documento che ha «ripristinato pienamente le relazioni diplomatiche tra Bolivia e Israele e aperto una nuova fase di cooperazione strategica». La cerimonia si è svolta a Washington in casa dell’ambasciatore di Israele negli USA, Yechiel Leiter.
Il ministro israeliano degli Esteri, Gideon Moshe Sa’ar, ha dichiarato: «Oggi chiudiamo un lungo e inutile capitolo di allontanamento tra le nostre nazioni. Abbiamo concordato di ripristinare pienamente le relazioni diplomatiche e di nominare a breve ambasciatori. Abbiamo scambiato inviti reciproci a rappresentanti governativi e del settore privato. Visiteremo i rispettivi Paesi per esplorare nuove opportunità di cooperazione. Entrambi i ministeri degli Esteri manterranno un dialogo regolare su questioni bilaterali, regionali e multilaterali. Il nostro obiettivo è rafforzare e approfondire le relazioni in vari ambiti».
Sa’ar non ha mancato di osservare che l’abolizione dell’obbligo di visto per i turisti israeliani dovrebbe aumentare significativamente il turismo in Bolivia: «So che migliaia di israeliani torneranno a visitare questo splendido Paese ogni anno. Ciò contribuirà a rafforzare il legame umano tra i nostri popoli».
A parte il comunicato del ministero di La Paz non sono riuscito a reperire una dichiarazione del ministro degli Affari Esteri Fernando Hugo Aramayo Carrasco.
Lo Stato Plurinazionale della Bolivia aveva interrotto le relazioni con Tel Aviv per protestare contro i massacri a Gaza, ma con la sconfitta del centrosinistra e la vittoria del centrodestra, la bussola ha trovato un altro Nord. Il nuovo presidente, Rodrigo Paz Pereira (Partito Democratico Cristiano della Bolivia) ha subito ricevuto una telefonata di congratulazioni dal ministro Sa’ar alla quale ha replicato dichiarando l’intenzione di «guidare la Bolivia verso una riapertura al mondo e il ripristino dei legami con Israele».
Lo Stato sudamericano, che era tra i più accesi critici della politica di Tel Aviv nei confronti dei Palestinesi, si è riallineato alla Casa Bianca. Sullo sfondo c’è la terribile crisi economica e il democristiano Paz aveva promesso in campagna elettorale un approccio di riforma economica basato sul «capitalismo per tutti», con decentramento, tasse più basse e disciplina fiscale, uniti a una continua spesa sociale.
Ultima noterella: il ministro degli Affari Esteri boliviano è un economista e il giorno prima della nomina, avvenuta il 9 novembre 2025, aveva incontrato il sottosegretario di Stato americano Cristopher Landau segnando la svolta. Una vera conversione a U, visto che l’ex presidente Evo Morales aveva espulso, nel settembre del 2008, l’ambasciatore statunitense Philip Goldberg con l’accusa di aver cospirato per rovesciare il governo.



