Religione: la fede aiuta a superare le crisi economiche

Avere fede può aiutare a superare le crisi economiche e la mancanza di aiuti sociali da parte dei governi. Che la religione sia un “salvagente” in momenti di difficoltà lo diceva anni fa uno studio della University of Illinois, curato da Ed Diener, professore emerito di psicologia e collaboratore della Gallup Organization. Nelle società sottoposte a forti condizioni di stress ci sono molte più persone che si affidano alla religione e che si sentono per questo più felici. Ma nei Paesi dove regna una pace sociale e la situazione economica non desta preoccupazioni, la fede è meno vincolante e le persone sono più felici anche non avendo particolare affinità con il culto.
Le persone religiose tendono ad essere più felici di quelle non credenti. La religiosità e la felicità, però, sono strettamente legate alle caratteristiche delle società in cui le persone vivono. L’appartenenza religiosa sembra aumentare la felicità e il benessere nelle società che non riescono a fornire un’alimentazione adeguata, un lavoro, un’assistenza sanitaria, la sicurezza e le normali opportunità educative.
Nei Paesi dove la situazione socio-economica è stabile, chi è religioso non sembra più felice di un ateo.
Le persone religiose nelle società fortemente credenti sono più propense a dichiarare che si sentono rispettate o che ricevono sostegno sociale. E hanno sentimenti meno negativi rispetto ai non religiosi. Nelle società secolarizzate, che in molti casi sono più ricche e hanno maggiori aiuti sociali da parte dei governi, entrambi i gruppi, credenti e non, mostrano un maggiore benessere psicofisico. Ma le persone religiose nei Paesi secolarizzati hanno sentimenti più negativi rispetto agli atei.



