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The Wall Street Journal:
crolla il morale
delle truppe israeliane

Il quotidiano statunitense The Wall Street Journal ha svolto un’indagine tra le truppe israeliane e le conclusioni dicono che mentre le forze di occupazione si preparano a una nuova (finale?) offensiva su Gaza City, i comandanti faticano a radunare un numero sufficiente di riservisti. Dopo quasi due anni di combattimenti incessanti su più fronti, la stanchezza si fa sentire e un numero crescente di soldati mette in discussione lo scopo e la legittimità della guerra. Le forze di occupazione dipendono fortemente dai riservisti per rafforzare il loro esercito permanente, composto principalmente da coscritti in servizio obbligatorio.

L’esercito sta ora cercando di distogliere circa 60.000 riservisti dalla vita civile, dal lavoro, dall’università e dalle famiglie. Per gli oltre 30 ufficiali e soldati intervistati dal giornale più diffuso negli USA, il morale sta rapidamente peggiorando e molti avvertono che le forze armate si stanno avvicinando al punto di rottura. Alcuni comandanti hanno fatto ricorso a tattiche insolite per rimpinguare i ranghi. Un messaggio pubblicato in un gruppo WhatsApp per studenti universitari recitava: «Cerco soldati da combattimento, principalmente medici e cecchini, per un’operazione di 70 giorni a partire dall’11 settembre. Se ci sono riservisti interessati, vi prego di contattarmi in privato».

La crescente carenza di riservisti fotografa la crisi dell’apparato militare: migliaia di ex soldati e riservisti hanno firmato petizioni che chiedono la cessazione immediata della guerra. Fino all’80% degli israeliani è a favore di un accordo negoziato per porre fine alla guerra e garantire il rilascio dei prigionieri. Come riportato da The Wall Street Journal, ripetute chiamate alle armi e prolungate campagne militari hanno eroso il morale tra i ranghi. Un riservista, sergente maggiore della 98a Divisione Commando con oltre 400 giorni di dispiegamento tra Gaza e Libano, ha dichiarato al quotidiano: «La gente muore per niente e Netanyahu sta prolungando la guerra per la propria sopravvivenza politica».

 

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