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Il Partito comunista di Hanoi
conta sugli USA per lo sviluppo

L’agenzia governativa US Geological Survey (USGS) cioè il Servizio Geologico degli Stati Uniti ha rivisto le  stime sulle riserve di terre rare del Vietnam, precedentemente stimate a circa 22 milioni di tonnellate metriche, a 3,5 milioni di tonnellate metriche nel suo rapporto del 2025. La revisione dell’USGS ha fatto scendere il Vietnam dal secondo posto, dopo la Cina, al sesto nella classifica mondiale delle riserve di terre rare, dietro a Brasile, India, Australia e Russia. Il Vietnam resta comunque una miniera preziosa perché detiene circa il 18% delle riserve mondiali di bauxite (da cui si estrae l’alluminio) ed è il secondo produttore mondiale di tungsteno, fondamentale per gli armamenti. Ha anche importanti giacimenti di lantanio e neodimio, utilizzati nei magneti dei veicoli elettrici.

A febbraio scorso, gli Stati Uniti hanno ospitato un Ministerial Meeting on Critical Minerals (Conferenza ministeriale sui minerali critici) con 54 Paesi basandosi sul quadro della “Pax Silica” e sulla Partnership per la sicurezza mineraria composta da 14 membri. Si prevede che la domanda globale di minerali critici crescerà di quasi sei volte entro il 2040 con l’accelerazione della transizione verso l’energia pulita. Gli Stati Uniti hanno risposto con leggi come l’Inflation Reduction Act e il CHIPS and Science Act  e hanno incluso disposizioni sui minerali critici nei recenti accordi commerciali con Malesia, Thailandia, Indonesia, Pakistan, Arabia Saudita e Ucraina, molti dei quali garantiscono agli Stati Uniti il ​​diritto di prelazione sulle esportazioni di minerali grezzi.

Per quanto riguarda il Vietnam è chiaro che gli Stati Uniti siano indispensabili per l’obiettivo di Hanoi di raggiungere lo status di Paese a reddito medio-alto entro il 2030 e quello di economia avanzata entro il 2045. Gli Stati Uniti acquistano quasi il 30% delle esportazioni vietnamite e le ambizioni di sviluppo del Partito Comunista si basano in larga misura su industrie dipendenti dai minerali critici. Hanoi ha investito notevoli risorse nell’espansione delle capacità di assemblaggio, collaudo e confezionamento dei semiconduttori. Gli Stati Uniti potrebbero utilizzare i poteri legislativi del CHIPS Act e i finanziamenti della Development Finance Corporation e della Export-Import Bank USA per aiutare il Vietnam a costruire infrastrutture a valle per la separazione e la raffinazione delle terre rare.

Il piano del Vietnam per il 2023 prevedeva  la lavorazione di oltre 2 milioni di tonnellate di terre rare all’anno entro il 2030, ma l’estrazione effettiva ha raggiunto soltanto 600 tonnellate nel 2023 e 300 tonnellate nel 2024.

L’espansione dell’estrazione solleva anche preoccupazioni ambientali e lavorative. In passato, l’estrazione di bauxite negli altopiani centrali del Vietnam ha suscitato una forte opposizione da parte della società civile a causa di preoccupazioni ambientali, della mancanza di trasparenza del governo e dell’utilizzo da parte della compagnia mineraria cinese di manodopera proveniente dalla Cina anziché dal Vietnam.

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