Dalle sfere d’influenza USA-URSS
a quelle USA-Cina. Forse
La lettura dei fatti internazionali con la lente amico/nemico è la sola possibile. La sola realistica. Le interpretazioni, che si rifanno a dietrologie più o meno arzigogolate, a “segreti” che se fossero tali non sarebbero raccontati sui social, a lezioni ideologiche obsolete e superate, possono suggestionare gli improvvidi, ma non ottengono la minima attenzione fra le persone che guardano ai fatti.
Se Washington e Mosca trovano un’intesa sul gasolio, utile a Trump per vincere le elezioni e a Putin per intascare un po’ di quattrini, non vuol dire che americani e russi siano complici. Dirlo significa essere del tutto ignoranti di politica, di economia e di geopolitica.
E’ noto che le norme e le istituzioni create dai singoli Stati stabiliscono diritti e obblighi per i diversi gruppi (legittimi o illegittimi che siano). Queste “regole” comprendono gli accordi commerciali, i concetti di immunità diplomatica e sovranità, le leggi di guerra, le reti finanziarie che consentono ai capitali di attraversare i confini etc. etc. Non c’è un’autorità “centrale” che possa obbligare al rispetto delle regole (l’ONU l’ha fatto ma fino ad un certo punto) ma gli Stati si attengono a quasi tutte queste regole quasi sempre.
Perché? Per avere un vantaggio dalla cooperazione, ma soprattutto perché sanno che gli Stati che violano le regole saranno considerati inaffidabili e avranno maggiori difficoltà a stringere partnership proficue in futuro. Caso a parte è Israele che non ha mai rispettato le risoluzioni dell’ONU, che usa i colloqui di pace per uccidere, che importa ed esporta armi senza guardare in faccia a nessuno e che raccoglie soldi da tutto il mondo (sotto forma di investimenti, acquisizioni etc.) per sopravvivere alla perenne economia di guerra.
L’equilibrio USA-URSS (assicurato dalla deterrenza nucleare) è crollato con il Muro di Berlino ed ha lasciato campo libero alla superpotenza americana. E, come sempre accade in assenza di avversari all’altezza (vedi nel nostro piccolo il governo Meloni con un’opposizione frammentata) la potenza egemone si muove in piena libertà e perciò commette errori senza pagarne le spese. Gli USA si sono lanciati in guerre costose e fallimentari (Iraq, Afghanistan…) che hanno portato, per esempio, la crisi finanziaria del 2008, lasciando sempre più spazio alla Cina.
Il progetto dell’amministrazione Biden di separare la Russia dall’Europa usando il cadavere ucraino ha portato al riavvicinamento di Mosca e Pechino nonché alla crescita della credibilità cinese nel mondo.
Secondo il politologo statunitense John Mearsheimer, Cina e Stati Uniti potrebbero guidare ordini più compatti e circoscritti, con un sottoinsieme di Paesi affini o dipendenti, basati su princìpi e regole differenti in ambiti quali la tutela ambientale, i diritti umani e la gestione delle attività digitali e del cyberspazio. Invece di un unico mondo globalizzato, dice Mearsheimer, prepariamoci a un mondo di blocchi separati e parzialmente disaccoppiati.
Le “sfere d’influenza” sembravano vecchi schemi nel mondo unipolare americano, ma stanno ritornando sia pure con gli aggiustamenti del caso.
Se USA e Federazione Russa fanno accordi per il gasolio o per i colombi della Patagonia, resteranno comunque avversari/nemici finché qualcuno a Washington scoprirà che non sarà possibile battere la Cina senza il concorso russo-europeo.



