A Tavola

La guerra USA contro l’Iran
dipende dal voto del 3 novembre

Cosa farà il Partito Democratico americano nel caso dovesse vincere le elezioni del prossimo 3 novembre? Al centro dello scontro con l’amministrazione Trump c’è, com’è noto, la guerra scatenata contro l’Iran su “suggerimento” israeliano. Quindi? I leader democratici sono reticenti riguardo alla loro strategia sull’Iran per il periodo di transizione che precede il giuramento del prossimo Congresso il 3 gennaio. Gli oppositori della guerra affermano che, dato che i Democratici cercano sostegno basandosi sui loro sforzi per porre fine al conflitto, è loro dovere nei confronti degli elettori mettere a rischio la spesa pubblica. «Dimostrerà senz’altro se i Democratici sono disposti a mettersi alla prova, a lottare e a uscire dalla propria zona di comfort»: ha affermato Hannah Morris, vicepresidente per gli affari governativi del gruppo filo-israeliano J Street, contrario al conflitto.

Fin dal 28 febbraio scorso, i Democratici e la pattuglia di Repubblicani contrari alla guerra s’erano subito concentrati su votazioni basate sulla Risoluzione sui poteri di guerra del 1973, che limita il potere del presidente di dichiarare guerra senza l’approvazione del Congresso. A giugno, erano riusciti a ottenere l’approvazione della risoluzione da parte di Camera e Senato, ma l’amministrazione Trump aveva ignorato il voto, sostenendo che la legge fosse incostituzionale.

Se vogliono davvero fermare la guerra, i Democratici dovranno affrontare questioni di tempistica, divisioni all’interno del loro stesso gruppo parlamentare e il rischio di una paralisi del governo.

I critici della guerra sostengono che il Congresso potrebbe tentare di inserire nel National Defense Authorization Act, la legge annuale che regola il bilancio e le politiche del Pentagono, una disposizione che revochi l’autorizzazione al conflitto.

«I Democratici – scrive Matt Sledge sulla pubblicazione online The Intercept – potrebbero anche aspettare fino a gennaio, quando, secondo le previsioni, riprenderanno il controllo di una o di entrambe le camere del Congresso. Avere la presidenza della Camera o del Senato conferirebbe loro poteri notevolmente ampliati per stabilire le spese militari e avviare indagini sulla condotta della guerra».

Sia in questo Congresso che nel prossimo, tagliare i fondi destinati alla guerra sembra al momento il modo migliore per i Democratici di costringere l’amministrazione Trump a negoziare con l’Iran.

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