A Tavola

Basi di Israele
in Somaliland

Ieri sera (7/01/26) il capo del dipartimento politico del ministero degli Esteri del Somaliland, Daka Kassim, ha dichiarato al canale commerciale israeliano “Keshet 12” (quello con “Master Chef”, per intenderci) che sono tuttora in corso i colloqui sulla creazione di una base militare israeliana nella regione separatista della Somalia. Finora riconosciuta soltanto da Israele. E adesso si capisce perché. Avete presente la collocazione geografica? Sta sul Golfo di Aden proprio di fronte allo Yemen. Da lì, sarà uno scherzo attaccare il movimento Houthi, che tiene sotto scacco il traffico nel Mar Rosso per solidarietà con Gaza. Ma come? Il Somaliland non è musulmano? Sì, la popolazione (circa 6 milioni e mezzo di abitanti) è in maggioranza sunnita, ma ad appoggiare gli Houthi è l’Iran, caposaldo degli sciiti. Sulle diverse “letture” dell’Islam, non è qui il caso di soffermarci. Basti dire che sunniti e sciiti non hanno, diciamo così, cordiali rapporti. Israele è in grado, tra prove di forza e regalini, di lanciare una feconda campagna di sterminio (Gaza docet) dei “terroristi” Houthi senza dover gestire proteste o addirittura tentativi di bloccare le sue spedizioni punitive.

Una volta firmato il contratto, sarà tutto regolare e legittimo.

Potrei dire che non è vero perché il Somaliland non è uno Stato legittimo (si potrebbe dire anche per Israele se non fosse che siede all’ONU), comunque l’intervento di Daka Kassim alla tv è arrivato il giorno dopo la visita del ministro israeliano degli Esteri Gideon Sa’ar, il quale è atterrato 10 giorni dopo il riconoscimento da parte di Israele dell’autoproclamata Repubblica del Somaliland.

Tempi repentini, dunque. La posta in ballo (distruzione totale di Gaza, bombardamenti dell’Iran fino a determinare un cambio di governo, isolamento dei Paesi che ancora sostengono i Palestinesi – modello Venezuela – e varie ed eventuali che vedremo nelle prossime settimane) è di grande portata geopolitica, per cui la coppia Trump-Netanyahu dovrà agire per blitz consecutivi. Più veloci andranno e meno problemi avranno, soprattutto dall’Europa, pardon, dalla UE (l’Europa non esiste) che prima di decidere sulla grammatura delle patate ci mette mesi.

Tornando a Kassim, va detto anche che ha anticipato l’avvio di sforzi congiunti per «combattere il terrorismo e mantenere la stabilità marittima» in un’area di crescente interesse strategico nel Corno d’Africa.

Sul Somaliland, a chi gli ha chiesto se gli USA avrebbero seguito l’esempio di Israele, Trump ha affermato che la questione è «in fase di studio».

La domanda a questo punto è: quando i primi bombardamenti sullo Yemen?

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