Burevestnik, il missile russo
che vola a energia nucleare
Disporre di aerei e missili a propulsione nucleare potrebbe un domani fare la differenza e, per questo, sono in corso da anni esperimenti. Negli anni ’50, sia l’Unione Sovietica che gli Stati Uniti testarono reattori nucleari aviotrasportati a bordo di bombardieri strategici, rispettivamente il B-36 Peacemaker e il Tu-95 Bear. In nessuno di questi test i reattori azionarono effettivamente i motori degli aerei.
Oggi pare che la “gara” sia stata vinta da Mosca. Il missile da crociera russo Burevestnik (“Uccello delle tempeste”, “Procellaria”, noto alla NATO come SSC-X-9 Skyfall), prodotto dall’azienda NPO Novator, è spinto da un reattore nucleare per cui la sua gittata è praticamente illimitata. Però, dicono Jake Hecla e R. Scott Kemp, due scienziati del Massachusetts Institute of Technology (MIT), lascia scorie radioattive durante la navigazione. Beh, in caso di conflitto “ultimo”, con l’olocausto nucleare, quello delle scorie sarebbe l’ultimo problema.
Sappiamo del Petrel (nome più semplice della Procellaria) che, a ottobre scorso, il capo di stato maggiore russo, Valery Gerasimov, ne aveva annunciato un test condotto con successo ad alta quota sopra il Circolo Polare Artico. Hecla e Kemp concordano sul fatto che il test dell’ottobre 2025 sia stato un successo e che, inoltre, rappresenti la prima volta che un vero aereo a propulsione nucleare abbia volato per un periodo prolungato.
Ciò solleva la questione di come questa “Procellaria” converta l’energia del suo piccolo reattore nucleare in energia propulsiva per mantenersi in volo. «E’ chiaramente un sistema subsonico»: ha dichiarato Hecla alla National Public Radio (NPR).
Confrontando le immagini open-source del Burevestnik, i ricercatori hanno calcolato che il missile ha una lunghezza complessiva di circa 9,5 metri e un’apertura alare di circa 5,6 metri e che “quasi certamente” usi un sistema di propulsione nucleare a ciclo diretto con aspirazione d’aria, che probabilmente aziona un turbogetto.
«Il missile – informa la newsletter di TWZ – può essere lanciato in modo preventivo e raggiungere il bersaglio da qualsiasi direzione anche molto tempo dopo il lancio. Ad esempio, potrebbe essere lanciato dall’Artico, rimanere in volo per molte ore e poi attaccare gli Stati Uniti da sud. Una volta lanciato, la sua traiettoria è completamente imprevedibile e potrebbe sfruttare le falle nelle difese e i punti deboli nei sistemi di allerta precoce».
Molti analisti sono convinti che la ragione per cui la Russia abbia intrapreso il progetto Burevestnik sia legata alla necessità di testare tecnologie per programmi futuri più ambiziosi e avanzati. Questi potrebbero includere droni di sorveglianza a propulsione nucleare o sistemi nucleari spaziali che avrebbero un valore militare considerevolmente maggiore.
Al momento, il Burevestnik è il primo aereo mai costruito e fatto volare in modo continuativo utilizzando l’energia nucleare.



