Cina: la guerra è inutile
l’Iran non muterà regime
L’obiettivo di Washington-Tel Aviv è la distruzione dell’Iran. Non il cambio di regime, ma la pura e semplice devastazione secondo il modello Gaza. Abbattuto tutto il possibile, come faranno a giustificare la fine dei bombardamenti? Non riesco ad immaginarlo, ma allo stato delle cose è sicuro che a Teheran non ci saranno rivoluzioni colorate né golpe né guerre civili. Il mondo non approva l’aggressione e quelli che sono costretti (come il governo italiano) ad applaudire i bombardamenti sull’Iran sperano che tutto finisca grazie all’intervento degli “altri”. E chi sarebbero questi altri?
Innanzitutto la Repubblica Popolare Cinese. Oggi (domenica 08/03/26) a Pechino il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha dichiarato: «Pianificare una rivoluzione ‘colorata’ o cercare un cambio di governo non troverà alcun sostegno popolare». La Cina, ha aggiunto, è pronta a collaborare con i Paesi della regione per «riportare l’ordine in Medio Oriente, la calma tra la sua gente e la pace nel mondo». Secondo il “National Intelligence Council” degli Stati Uniti, anche un’offensiva militare israeloamericana su larga scala difficilmente riuscirebbe a rovesciare la struttura del potere dell’Iran.
I ministri degli Esteri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) hanno chiesto l’immediato cessate il fuoco, esortando i Paesi coinvolti a rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite, inclusa la protezione dei civili durante i conflitti armati. I ministri degli Esteri hanno inoltre confermato che collaboreranno, se necessario, per fornire assistenza di emergenza ai cittadini del Sud-Est asiatico in Medio Oriente.
Il presidente indonesiano Prabowo Subianto si è offerto di recarsi a Teheran per «mediare». L’ambasciatore iraniano a Giacarta ha espresso apprezzamento per il sostegno dell’Indonesia ed ha sollecitato la condanna degli Stati Uniti e di Israele.
Malesia e Brunei hanno «condannato fermamente» gli attacchi USA-Israele contro l’Iran. Entrambi i Paesi hanno esortato tutte le parti a «esercitare la massima moderazione» per prevenire un’ulteriore escalation e hanno affermato che le controversie dovrebbero essere risolte attraverso il dialogo e la diplomazia.
Qui ricordo che dei circa 110.000 thailandesi residenti in Medio Oriente, la maggior parte lavora in Israele, e che in quelle regioni ci sono anche 2,2 milioni di filippini. Cambogia, Singapore e Vietnam hanno confermato che la loro massima priorità è garantire la sicurezza dei propri cittadini in Medio Oriente.
Altro elemento da tenere presente è che, spostando le forze verso l’Iran, gli Stati Uniti hanno suscitato preoccupazioni sulla credibilità degli impegni presi nell’Indo-Pacifico. La “South China Sea Strategic Situation Probing Initiative”, con sede a Pechino, ha riferito che le sortite di aerei da ricognizione statunitensi sul Mar Cinese Meridionale sono diminuite di circa il 30% a febbraio, a causa dello spostamento di risorse verso l’Iran. La senatrice Tammy Duckworth alla Commissione Forze Armate del Senato ha dichiarato che la guerra in Iran distoglie l’attenzione dalla «concentrazione e preparazione» necessarie per scoraggiare l’aggressione cinese.



