A Tavola

Colloqui Libano-Israele a rilento
Domenica scade il cessate il fuoco

Domenica prossima (17/05/26) scadrà in Libano l’attuale cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. A Washington i colloqui Beirut-Tel Aviv non sembrano andare tanto bene. A parte il fatto che i bombardamenti israeliani non si sono fermati (ma questa è la solita prassi di Israele: bombardare mentre si parla), i bulldozer continuano a demolire interi villaggi nel Libano meridionale e i militari s’insediano in una fascia di territorio libanese che Israele rivendica come zona cuscinetto. Mercoledì scorso, l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, Yechiel Leiter, aveva dichiarato al canale televisivo i24NEWS: «Non permetteremo che il processo si arresti, ma non saremo in grado di attuare la pace che abbiamo firmato se non verà soddisfatto il secondo requisito, cioè lo smantellamento di Hezbollah».

Per il Libano, l’obiettivo è garantire un cessate il fuoco completo, fermare le demolizioni dei villaggi sotto occupazione israeliana e rafforzare le Forze Armate Libanesi (LAF) per consentire loro di riprendere le proprie funzioni nel Libano meridionale e coordinarsi per un ritiro completo di Israele. Il Libano mira inoltre ad estendere la propria autorità al resto del paese, a riappropriarsi del monopolio statale sull’uso della forza e a disarmare Hezbollah. Beirut chiede anche la demarcazione definitiva del confine terrestre tra i due Paesi, la riaffermazione dell’accordo sul confine marittimo e uno scambio di prigionieri.

Dal canto suo, Netanyahu deve portare risultati immediati; vuole presentarsi alle elezioni dimostrando di star agendo con decisione contro Hezbollah; allo stesso tempo, può trarre vantaggio politico affermando di star lavorando per la pace con un altro Paese arabo. È assai probabile che si opponga a un cessate il fuoco completo e insista per proseguire i negoziati mentre le sue operazioni militari contro Hezbollah in Libano continuano.

Gli Stati Uniti hanno un ruolo cruciale in questi colloqui perché sono il principale sostenitore del Libano e delle Forze Armate Libanesi (LAF), e l’unico ad avere influenza su Israele. Ma Trump in questo momento ha l’Iran come priorità.

«Israele – ha sottolineato Paul Salem, fondatore del Carnegie Middle East Center di Beirut – si era impegnato a ritirarsi dalle cinque posizioni occupate nel Libano meridionale e a ridurre la frequenza degli attacchi, senza però dare seguito a tali promesse».

Salem ha scritto su CSIS: «Sebbene le azioni di Israele contro Hezbollah abbiano certamente indebolito il gruppo e permesso una svolta storica in Libano e Siria, le modalità con cui molte di queste azioni vengono condotte – e il disprezzo di Israele per gli accordi raggiunti con lo Stato libanese – contribuiscono anche a minare quest’ultimo. In altre parole, le azioni di Israele stanno indebolendo contemporaneamente sia Hezbollah che lo Stato libanese».

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