In guerra le bugie
sono l’arma più forte

“Falsehood in War-Time” (Falsità in tempo di guerra) è un libro del 1928 del politico britannico Arthur Ponsonby, il quale fece un elenco di bugie diffuse dalle forze alleate (Russia, Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna) contro le potenze centrali (Germania, Austria-Ungheria, Turchia e Bulgaria) durante la Prima guerra mondiale.
Ne pubblico un brano introduttivo.
«La falsità – scriveva il barone Ponsonby – è un’arma riconosciuta ed estremamente utile in guerra, e ogni paese la usa deliberatamente per ingannare la propria gente, per attirare i neutrali e per fuorviare il nemico. Le masse ignoranti e innocenti in ogni paese non sono consapevoli nel momento in cui vengono ingannate, e quando tutto è finito solo qua e là le falsità vengono scoperte e smascherate. Non si deve mai permettere alle persone di scoraggiarsi; quindi le vittorie devono essere esagerate e le sconfitte, se non nascoste, almeno minimizzate, e lo stimolo dell’indignazione, dell’orrore e dell’odio deve essere assiduamente e continuamente pompato nell’opinione pubblica attraverso la “propaganda”».
«I fatti – concludeva – devono essere distorti, le circostanze rilevanti nascoste e un’immagine presentata che con la sua rozza colorazione persuaderà le persone ignoranti che il loro governo è irreprensibile, la loro causa è giusta, e che l’indiscutibile malvagità del nemico è stata dimostrata oltre ogni dubbio».
All’epoca le menzogne venivano diffuse con volantini, manifesti, giornali e attraverso la radio. Le falsità erano una delle armi. Oggi sono l’arma principale. Le «masse ignoranti e innocenti», come scriveva Ponsonby, non hanno scampo.



