A Tavola

Cosa guadagna la Cina
dalla guerra contro l’Iran

Se gli Stati Uniti saranno costretti dalla resistenza iraniana ad impegnare più risorse nella guerra, la Cina potrebbe espandere il suo ruolo nel mercato iraniano, in modo simile a quanto fatto in Russia. Pechino potrebbe diventare un fattore determinante per la sopravvivenza economica di Teheran e potrebbe supportarne le capacità di difesa attraverso l’esportazione di tecnologie a duplice uso (sia civile che militare), contribuendo alla campagna di logoramento ai danni dell’asse Israele-USA. Inoltre la Cina potrebbe fare da mediatore tra l’Iran e gli Stati del Golfo. Non va dimenticato che la continuazione della guerra distoglierebbe risorse militari statunitensi dall’Indo-Pacifico, con conseguenze potenzialmente gravi per il futuro di Taiwan e/o del Mar Cinese Meridionale. L’osservazione in tempo reale delle operazioni navali statunitensi nel Golfo potrebbe inoltre rivelarsi molto preziosa per la Cina qualora le tensioni nello Stretto di Taiwan dovessero acuirsi.

Sul fronte della sicurezza energetica, l’Iran è stata per la Cina, il più grande importatore di petrolio al mondo, una fonte vitale di energia a prezzi scontati a partire dal 2021, anno in cui venne firmato l’accordo di cooperazione venticinquennale tra Pechino e Teheran, che ha garantito alla Cina 400 miliardi di dollari di petrolio a prezzi inferiori a quelli di mercato, in cambio di investimenti nelle infrastrutture e nella cooperazione in materia di sicurezza dell’Iran. Entro la fine del 2025, la Cina importava dall’Iran fino a circa 1,4 milioni di barili al giorno, pari al 13% delle sue importazioni totali di greggio e all’80-90% delle esportazioni di petrolio di Teheran.

Per ragioni di sicurezza economica, la Cina si era preparata a una potenziale crisi energetica derivante dalle minacce statunitensi all’Iran, che si sono intensificate all’inizio del 2026. Nei primi due mesi dell’anno, le importazioni cinesi di petrolio sono aumentate del 16% per costituire scorte. La Russia ha esportato circa 300.000 barili al giorno in più verso la Cina a gennaio e febbraio (fino a circa 2,1 milioni di barili al giorno), sebbene per la Cina ciò non sia affatto sufficiente. Le importazioni cinesi di petrolio dal Golfo, ora intrappolate nello Stretto di Hormuz, sono almeno il doppio della quantità importata dalla Russia (5,4 milioni di barili al giorno attraverso Hormuz verso la Cina).

Le riserve cinesi sono comunque formidabili: le riserve strategiche e commerciali ammontano a circa 1,3-1,4 miliardi di barili, sufficienti a coprire circa quattro mesi di importazioni. Le forniture terrestri russe tramite oleodotti offrono un’ulteriore diversificazione, sebbene con alcune limitazioni. Inoltre, il 5 marzo, gli Stati Uniti hanno concesso una deroga di 30 giorni che consente all’India di importare greggio russo per mitigare l’impatto negativo della chiusura dello Stretto di Hormuz. Ciò rende più difficile per la Cina assorbire l’eventuale capacità produttiva inutilizzata della Russia.

Per la Cina, la principale minaccia derivante dal conflitto con l’Iran è il possibile rallentamento dei consumi a livello globale, con ovvie conseguenze per le esportazioni cinesi.

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