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L’antica pratica
dei proiettili firmati

All’inizio dei tempi, la guerra si concentrava sul combattimento corpo a corpo, poi l’evoluzione delle armi (fionde, balestre e spade) portò anche l’abitudine di inviare messaggi tramite il loro utilizzo. Le iscrizioni sulle armi e sulle munizioni rientrano in tre categorie: personalizzazione per il proprietario, personalizzazione per un avversario e personalizzazione affinché qualcun altro possa trovarle, ha spiegato alla CNN Ashley Hlebinsky dell’Università del Wyoming (Arms Historian, Museum Professional, and Consultant). Gli antichi Greci e Romani incidevano o scrivevano frasi e simboli su proiettili come frecce, oppure ne fondevano di propri per le fionde, ha detto Hlebinsky, aggiungendo che questa pratica risale al 400 a.C. Secondo lei, alcune persone contrassegnavano i loro proiettili con simboli o parole solo a scopo identificativo, mentre altri usavano i segni per inimicarsi o provocare l’avversario.

La pratica di messaggi politici sulle munizioni non è limitata a soldati, militari o singoli estremisti. L’anno scorso, Nikki Haley, ex ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite, ha scritto “Finiteli” sui proiettili di artiglieria israeliani durante una visita in Israele per il Memorial Day, secondo le foto pubblicate in un post di Danny Danon, ex ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite, che l’ha accompagnata durante il viaggio.

Sul proiettile in piombo (glans plumbea) sovente venivano scritte invettive contro il nemico, talvolta estremamente colorite e lascive, che quindi quasi come un moderno SMS lo schieramento avversario si vedeva arrivare direttamente contro. Nel Museo di Perugia si conservano quelli che le truppe di Agrippa e di Ottaviano si scambiavano con le forze di Antonio e Fulvia, rinchiuse nella città. Alcuni hanno un fulmine inciso e sul retro l’augurio: ACCIPE (che si può tradurre: “beccati un fulmine!”), altre destinate ad Antonio e Fulvia; una infine degli Antoniani contro Ottaviano dichiara con precisione il punto dov’è diretta: “PETO CULUM OCTAVIANI“.

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