Eurispes: in Italia le donne
scarseggiano nel digitale

Domina ancora la percezione che le discipline matematiche e scientifiche siano una prerogativa maschile: a 15 anni meno dell’1,5% delle studentesse aspira a diventare una professionista ICT (Information and Communications Technology), contro il 10% dei ragazzi.
Nell’Indice WID (Women in Digital) della Commissione Europea, l’Italia è in coda con punteggi particolarmente bassi nelle voci “formazione ICT” e “occupazione nel digitale”. Una situazione confermata dall’Istat che nel 2023 contava circa 970.000 specialisti ICT con una presenza femminile del 15,7% (19,4% la media europea); le laureate nell’area dell’informatica e delle tecnologie ICT sono il 18% del totale secondo i dati di Almalaurea, il Consorzio interuniversitario dell’Università di Bologna.
«In tutti i paesi Ocse – scrive la ricercatrice dell’Eurispes Mariarosaria Zamboi – le donne sono costantemente sottorappresentate nel settore ICT, contribuiscono meno alla brevettazione e avviano meno imprese nel settore». Questa sottorappresentazione contribuisce sia ad acuire il divario salariale di genere sia a generare un’ulteriore distorsione derivante dalla mancanza di voce femminile nello sviluppo e addestramento dell’Intelligenza Artificiale con il rischio che quest’ultima contribuisca al rafforzamento di stereotipi preesistenti.
Scrive Mariarosaria Zamboi: «Nel campo della proprietà intellettuale solo il 4% dei brevetti ICT è attribuibile unicamente a donne e appena il 20% coinvolge team misti, con una crescita delle inventrici di appena un punto percentuale nel decennio 2011-2021». Il settore delle start-up è, secondo i dati OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), quello in cui il divario di genere si manifesta con più evidenza: in 20 anni solo il 6% delle start-up digitali finanziate con venture capital è stato fondato da donne e il 15% aveva almeno una donna nel team fondatore.
Ci sono segnali che qualcosa in Italia stia cambiando? A marzo scorso l’EPO (European Patent Office) ha registrato che la quota di donne inventrici nelle materie STEM (Science Technology Engineering Mathematics) è salita in Italia al 14,7%, superando di quasi un punto la media europea del 13,8%, con Milano che si distingue come settima città in Europa. I risultati italiani sono positivi anche quando si parla di pubblicazioni scientifiche sull’IA, ma questa maggiore attività accademica non si è trasferita nelle fasi applicative e industriali dello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale.



