A Tavola

Gli influencer fanno causa a Israele
perché non sono stati pagati

Secondo il quotidiano e sito web israeliano di economia e finanza Calcalist (da kalkala, economia), società, influencer e commentatori ingaggiati per trasmettere immagini positive di Israele stanno facendo causa per non essere stati pagati (https://www.pastaepatate.eu/bollente/7-000-dollari-per-ogni-post-che-difende-israele/).

Una società, Intellect Production and Publishing Group, sta facendo causa a Israele per circa 1,7 milioni di shekel (circa 460mila euro) dopo aver anticipato i fondi per finanziare viaggi all’estero di attivisti e campagne mediatiche volte a contrastare le manifestazioni pro-Palestina in contemporanea alle udienze della Corte Internazionale di Giustizia.

Un’altra società, Speedy Call, ha allestito uno studio televisivo per una trasmissione attiva 24 ore su 24 all’interno del quartier generale militare di Kirya in Israele, utilizzato anche dal premier Netanyahu e da alti funzionari per girare spot, e ora si lamenta che Israele si rifiuta di pagare gli oltre 600.000 shekel (circa 170mila euro) del servizio svolto per nove mesi consecutivi.

Le crescenti cause legali stanno rivelando l’esistenza di una rete di propaganda clientelare, costruita in fretta e furia, e che ora si sta disfacendo sotto il peso delle fatture non pagate e delle indagini interne sui comportamenti scorretti e gli appalti irregolari (https://www.pastaepatate.eu/a-tavola/e-israele-va-allattacco-con-la-disinformazione-online/).

Eylon Levy, un personaggio di spicco britannico-israeliano che ha ricoperto il ruolo di portavoce ufficiale del governo fino a marzo 2024, ha dichiarato che, sebbene gli siano dovuti dei soldi, si è stancato di cercare di ottenerli e non si è unito alla causa. Il legale di Levy ha confermato a Middle East Eye che il suo cliente, pur non lavorando più ufficialmente per il governo israeliano, ha continuato a svolgere il suo lavoro nel ruolo di influencer per conto dell’Hasbara (propaganda per orientare l’opinione pubblica a favore delle politiche israeliane) fino ad oggi, pur in assenza dei dovuti pagamenti.

Lo scorso settembre, il governo israeliano aveva approvato un budget aggiuntivo di 150 milioni di shekel (circa 41 milioni di euro) per gli sforzi di Hasbara presso il ministero degli Esteri, che si è aggiunto a un budget già esistente di 520 milioni di shekel (145 milioni di euro). Il ministero degli Esteri, guidato da Gideon Saar, aveva istituito una nuova direzione per la diplomazia pubblica con l’incarico di reclutare nuovi blogger e influencer sui social media, poiché gli sforzi fatti finora da Hasbara sono considerati in Israele un fallimento.

Di conseguenza gli incarichi agli influencer esterni, non derivati da contratti regolari, sono stati revocati. I singoli influencer, come Levy, dovranno quindi rifarsi sulle società intermediarie che li hanno reclutati, per provare ad essere pagati. Queste aziende, a loro volta, sono in contenzioso con Hasbara (in pratica con il governo israeliano) e possono invocare la clausola di “forza maggiore”, pertanto il recupero delle somme promesse si presenta molto difficile.

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