Comunicare non è informare
Le barriere alle notizie false
Un video ben montato e pubblicato su una pagina con centomila follower non è giornalismo: è comunicazione. La differenza sta nell’accesso alle fonti istituzionali all’obbligo di verifica alla garanzia del diritto di replica e nella tutela del segreto professionale. «Il paradosso italiano – scrive Eurispes – è che lo stesso Ordine dei Giornalisti che è nato per tutelare la professione e garantire standard etici viene percepito da una parte del mondo dell’informazione digitale come un ostacolo burocratico anziché come una garanzia. Mentre le micro-testate proliferano al di fuori di qualsiasi sistema di accreditamento professionale, i giornalisti iscritti all’Albo operano spesso in condizioni precarie identiche a quelle dei loro colleghi non iscritti, con la differenza di dover sostenere i costi dell’iscrizione e della formazione obbligatoria continua».
Un giornalista armato di smartphone, microfono palmare e cuffie da 30 euro può produrre video in qualità broadcast, trasmettere in diretta da qualsiasi luogo, pubblicare su piattaforme con audience globale. I costi di produzione si abbassano drasticamente, l’accessibilità aumenta, le barriere all’ingresso si abbattono. Ma abbassare o addirittura eliminare le barriere all’ingresso significa aprire la produzione informativa a chiunque. Da qui la proliferazione delle false notizie. Cosa si fa per aiutare il giornalismo?
In Italia, l’attuale modello di sostegno pubblico all’editoria ha mostrato i suoi limiti. Truffe a parte, è un sistema varato all’epoca delle telescriventi. «Nei prossimi anni – scrive Eurispes – sarà probabilmente inevitabile mettere mano al sistema prevedendo una contribuzione più trasparente e orientato a criteri qualitativi (verifica dei fatti, presenza territoriale, standard contrattuali per i giornalisti), anche alla luce della Direttiva europea sul copyright e dei regolamenti in materia di piattaforme digitali».
Anche in Francia vige un sistema di finanziamento pubblico all’editoria. Nel 2024, il governo francese ha stanziato circa 600 milioni di euro in aiuti diretti e indiretti alla stampa, includendo sgravi fiscali, contributi agli abbonamenti digitali e finanziamenti per l’innovazione editoriale. L’Agence France-Presse (AFP) svolge un ruolo di verifica centralizzata a cui le testate locali possono accedere. Nonostante ciò, anche la Francia registra una proliferazione di testate locali digitali di dubbia affidabilità.
Il sistema tedesco si basa invece sulla forza storica delle redazioni locali dei grandi gruppi editoriali regionali come il Süddeutsche Zeitung o il gruppo Funke, che hanno mantenuto presidi fisici sul territorio. Le reti televisive pubbliche ARD (Arbeitsgemeinschaft der öffentlich-rechtlichen Rundfunkanstalten der Bundesrepublik Deutschland) e ZDF (Zweites Deutsches Fernsehen) sono supportate dal canone radiotelevisivo obbligatorio e garantiscono una rete di informazione locale pubblica capillare. Tuttavia, anche qui la crisi dei giornali locali ha portato alla nascita di numerosi siti di notizie iperlocali, spesso gestiti da singoli giornalisti freelance in modello cooperativo.
Gli Stati Uniti costituiscono un caso a parte, anche perché lì sei giornalista soltanto quando lavori per un giornale. Il Tow Center for Digital Journalism della Columbia University ha documentato come tra il 2005 e il 2023 oltre 2.500 giornali locali abbiano chiuso, creando vaste aree geografiche prive di copertura giornalistica locale professionale. In assenza di redazioni, proliferano i siti di testate dall’apparenza locale, con nomi di città nel titolo e grafica da quotidiano tradizionale, che pubblicano contenuti automaticamente generati o prodotti da operatori di PR (Public Relations) a fini di influenza politica.
Oltre ai finanziamenti pubblici c’ anche il paywall (barriera di pedaggio) che però funziona sui grandi numeri. Due esempi: il quotidiano statunitense The New York Times conta oltre 10 milioni di abbonati digitali, mentre il quotidiano britannico The Guardian ha raggiunto la sostenibilità economica mediante donazioni dei lettori.



