Gli iraniani di Los Angeles:
giù le mani dall’Iran
A Los Angeles la comunità iraniana è spaccata: una parte manifesta per il ritorno della monarchia ed un’altra contro l’aggressione israelo-americana. Nella zona ovest della città, ci sono state proteste a sostegno dei bombardamenti contro l’Iran. Non so chi “stimoli” proteste di questo genere, mentre mi è più agevole immaginare le motivazione degli altri. Davanti al municipio di Los Angeles, si è radunato un altro gruppo scandendo: «Giù le mani dall’Iran». Hanno denunciato il presidente Donald Trump e avvertito che l’intervento militare degli Stati Uniti e di Israele potrebbe devastare l’intera regione mediorientale.
Talvolta chiamata “Tehrangeles“, la città e la sua area metropolitana ospitano la più grande concentrazione di iraniani al di fuori dell’Iran. Si stima che in California vivano circa 375.000 persone di origine iraniana, la maggior parte delle quali nella contea di Los Angeles. Il quartiere di Westside è considerato un fulcro della comunità, con la sua arteria principale, Westwood Boulevard, fiancheggiata da negozi, ristoranti e istituzioni culturali iraniani.
Aida Ashouri, avvocata per i diritti umani candidata alla carica di procuratrice della città di Los Angeles, è stata tra coloro che hanno condannato pubblicamente l’ultima campagna statunitense in Iran durante la protesta davanti al municipio il 28 febbraio.
«Questa è una guerra imperialista statunitense, e dobbiamo metterlo in chiaro – ha detto – Chiamiamo le cose con il loro nome. Questa guerra non serve a liberare le donne dell’Iran o il popolo iraniano. Si tratta di un’invasione militare unilaterale, un’aggressione degli Stati Uniti e di Israele. Sono loro ad avere il potere di porvi fine, fermando i bombardamenti».
Lei e altri manifestanti hanno tracciato parallelismi tra l’attuale guerra con l’Iran e le guerre guidate dagli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan, iniziate rispettivamente nel 2003 e nel 2001.
«Temo che la guerra ripeterà i disastri visti in Palestina, Iraq, Libia e Afghanistan»: ha concluso Ashouri.



