A TavolaBollito

Così Josef Kasner finanzia
l’espanSionismo

Circa 6,5 milioni di euro in "beneficenza" all'insediamento illegale di Susiya

Il Kasner Charitable Trust ha donato 5,7 milioni di sterline (circa 6 milioni e mezzo di euro) a una scuola nell’insediamento illegale israeliano di Susiya, nella Cisgiordania occupata dall’esercito israeliano.

Secondo un’indagine del quotidiano britannico “The Guardian”, la donazione è stata approvata dall’ente di regolamentazione delle organizzazioni benefiche, il che significa che si tratta di fondi esenti da imposte, per cui risorse pubbliche finanziano progetti israeliani nei territori palestinesi occupati.

The Guardian” ha precisato che il KCT (fondato da Josef Kasner è un “ente di beneficenza” che dà soldi a varie organizzazioni sioniste incluse quelle che operano illegalmente in Cisgiordania) ha incanalato i fondi tramite l’organizzazione intermediaria UK Toremet, che a sua volta ha assegnato il denaro alla scuola secondaria Bnei Akiva Yeshiva, situata nell’insediamento di Susiya.

Il diritto internazionale e numerose risoluzioni delle Nazioni Unite considerano illegali gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Susiya, in particolare, è stata oggetto di ripetute denunce per la cacciata delle comunità palestinesi locali.

Ci dev’essere maggior controllo internazionale sul ruolo dei governi e delle entità straniere che danno supporto economico, politico e logistico agli insediamenti illegali israeliani.

Secondo diverse ONG, i finanziamenti esterni legittimano l’espropriazione delle terre palestinesi, violano la Quarta Convenzione di Ginevra e ostacolano qualsiasi giusta soluzione al conflitto.

La tv israeliana “Channel 12” ha riferito che la Cisgiordania (West Bank) occupata da Israele ha registrato un aumento da 128 a 178 degli insediamenti illegali dalla nascita del governo di Netanyahu. L’espanSionismo con distruzione sistematica delle abitazioni palestinesi, secondo “Channel 12”, consolida il controllo israeliano sulla zona e impedirà la fattibilità delle cosiddetta “soluzione dei due Stati”.

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