I droni russi a reazione
hanno pezzi made in USA
«I droni russi a reazione e i più recenti intercettori ucraini progettati per distruggerli sono gli ultimi esempi di un ciclo evolutivo degli armamenti apparentemente senza fine in questa guerra». Lo scrive Howard Altman, redattore senior di TWZ, da Tampa, in Florida, sede del Comando Centrale e del Comando delle Operazioni Speciali degli Stati Uniti,
Durante l’estate, la Russia ha intensificato l’uso di droni d’attacco a reazione. Volando più velocemente e più in alto rispetto agli Shahed-136 a elica. In brevissimo tempo, i russi sono passati dal Geran-3 al Geran-5.
Secondo l’intelligence militare ucraina (GUR), il Geran-4 è apparso lo scorso maggio. A differenza del Geran-3, che utilizzava in gran parte una cellula modificata dello Shahed-136, il nuovo drone ne ha una progettata specificamente per il volo ad alta velocità, poiché «la resistenza strutturale era insufficiente per i voli ad alta velocità, e ancor meno per le manovre sotto forti accelerazioni»: si legge nel rapporto GUR.
Gli specialisti di droni che hanno esaminato i resti di queste armi hanno dichiarato a TWZ di aver trovato schede SIM «provenienti da Ucraina, Russia, Bielorussia e persino da alcuni paesi dell’Unione Europea».
Radio Free Europe/Radio Liberty (RFE/RL), l’emittente supervisionata dalla United States Agency for Global Media, che sovrintende a tutte le trasmissioni internazionali finanziate dal governo statunitense, ha scoperto un modem mesh cinese che i russi utilizzano per guidare il drone. Dice la RFE/RL: «È responsabile, tra le altre cose, delle comunicazioni radio e video. In sostanza, questo dispositivo permette all’operatore del drone di visualizzare il flusso video del Geran-4 quasi in tempo reale». Alcune componenti portano il marchio della Texas Instruments, a riprova della parziale incidenza delle sanzioni internazionali.
I Geran-5 sono equipaggiati con un modulo DSMAC (Digital Sensor Module for Autonomous Navigation) per la navigazione tramite immagini di riferimento della superficie terrestre, simile a quello del missile X-101. Il DSMAC consente a un’arma di navigare senza alcun aiuto esterno da parte dei satelliti di posizionamento globale. Anche il Tomahawk utilizza questo sistema. L’Intelligenza Artificiale integrata nei modelli Shahed e derivati rappresenterà il prossimo passo verso una vera autonomia ben oltre le linee del fronte. La Russia ha installato ripetitori mesh su queste armi per i segnali radio in modo che i video degli attacchi possano essere registrati e trasmessi immediatamente.



