A Tavola

Trump ha ragione:
la Groenlandia è sua

Stavolta il presidente Trump ha tutto il diritto di fare la voce grossa per la Groenlandia. Consultando i documenti dell’Ufficio Affari Trattati del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e del ministero degli Affari Esteri danese, non c’è alcun dubbio: la Groenlandia è sotto la protezione/tutela di Washington.

I primi trattati/accordi che disciplinano modi e forme della presenza militare americana nell’isola risalgono al 9 aprile del 1941. Durante la seconda guerra mondiale, la Danimarca era stata occupata e chiese agli Stati Uniti di intervenire. Le prime strutture militari americane furono, dunque, impiantate su richiesta danese.

Dieci anni dopo, il 27 aprile del 1951, fu siglato un altro accordo per la difesa della Groenlandia: la Danimarca autorizzava, ai sensi del Trattato del Nord Atlantico/NATO, la base aerea di Thule (base spaziale di Pituffik) e le relative opera di difesa

A questo proposito, la fonte ufficiale più completa è il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti che pubblica in un pdf l’Accordo di difesa del 1951, oltre agli accordi e agli emendamenti successivi pertinenti (come l’accordo chiave di Igaliku del 2004 che lo modifica/integra, dichiarazioni congiunte e disposizioni sulla base aerea di Thule, sulla sicurezza, sulle considerazioni ambientali e sul coinvolgimento danese/groenlandese). Gli americani dicono che il pdf è scaricabile da https://www.state.gov/wp-content/uploads/2019/02/04-806-Denmark- ma io non ci sono riuscito; una finestra informa: We’re sorry, this site is currently experiencing technical difficulties.
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L’accordo del 1951 (come modificato, in particolare nel 2004) rimane la base giuridica fondamentale per la presenza statunitense, garantendo il diritto di mantenere aree di difesa, personale tecnico e militare ed equipaggiamenti (con Thule/Pituffik come area di difesa primaria/attuale), includendo al contempo obblighi di cooperazione con le autorità danesi e groenlandesi, protezione ambientale e consultazioni sulle modifiche. Sono disponibili tabelle tecniche, note e accordi supplementari (ad esempio, su spazio aereo, sicurezza, contratti di manutenzione), molti dei quali sono citati o inclusi nel PDF del Dipartimento di Stato.

Nel 2023, inoltre, tra USA e Danimarca è stato siglato un più ampio Accordo di Cooperazione in materia di Difesa (DCA Defense Cooperation Agreement), che rafforza la cooperazione complessiva in materia di difesa/sicurezza. Si tratta, in buona sostanza, di un SOFA (Status of Forces Agreement) letteralmente un “Accordo sullo Status delle Forze”, cioè un’intesa giuridica tra un Paese (in questo caso la Danimarca) ed uno Stato straniero (gli USA) che staziona forze armate in quel Paese.  Anche qui c’è un link a me “ostile” https://www.fmn.dk/globalassets/fmn/dokumenter/nyheder/2023/-us-denmark-dca-den-prime-english-20dec2023-.pdf.

Ciò che sta chiedendo la Casa Bianca non è altro che l’ampliamento delle basi esistenti e l’insediamento di altre. Nota finale: nessuno Stato può mandare militari in Groenlandia se non ha il consenso degli Stati Uniti. La Germania ha ritirato i soldati che aveva mandato, ma Danimarca, Francia, Regno Unito, Svezia, Norvegia, Finlandia e Paesi Bassi non hanno ritirato i propri. Siccome i documenti che ho elencato sono senz’altro a conoscenza dei governi, ci deve essere per forza un escamotage tecnico-giuridico che li mette in regola.

Al momento, Trump può dire che la Groenlandia è pertinenza USA.

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