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Inca Kola, bevanda peruviana
legata all’identità nazionale

In Perù, la bevanda analcolica più diffusa non è la Coca-Cola ma è l’Inca Kola, creata nel 1935 a Lima. Risultato di un misto di 13 erbe e aromi vari, il prodotto diventò presto un simbolo come spiega alla CNN Andres Macara-Chvili, professore di marketing alla Pontificia Università Cattolica del Perù: «Inca Kola è stato uno dei primi marchi in Perù a connettersi con il senso di Peruanidad, ovvero cosa significa essere peruviani. Ha parlato ai peruviani di ciò che siamo: diversi». Un anno dopo, arrivò la Coca-Cola, ma la bevanda “nazionale” non cedette il primato anche perché la rete distributiva era in gran parte costituita da “bodegas”, negozi d’alimentari gestiti da giapponesi immigrati (nel 1939, in Perù viveva una grossa comunità giapponese seconda soltanto a quelle del Brasile). La Coca-Cola non rifornì più le “bodegas” perché gli Stati Uniti erano in guerra con il Giappone e l’Inca Kola riempì subito i vuoti sugli scaffali.

Nel frattempo, la Coca-Cola siglò contratti militari per i quali il 95% delle bevande analcoliche stoccate nelle basi militari statunitensi era made in Coca-Cola e il marchio fu anche protagonista dei manifesti di guerra e di foto dal fronte di soldati attaccati alla caratteristica bottiglietta di vetro.

Nonostante i legami della comunità nippoperuviana con il marchio e la fedeltà dei consumatori, alla fine degli anni ’90 l’Inca Kola, sommersa dai debiti fatti per resistere alla concorrenza del colosso statunitense, dovette vendere il 50% delle azioni alla Coca-Cola, che comunque non ha strappato il primato alla bevanda peruviana.

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