A Tavola

L’Iran conferma la volontà
di resistere all’aggressione

Oggi, domenica 29/03/26, nel trentesimo giorno dell’aggressione israelo-americana, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha affermato che gli obiettivi del presidente statunitense sono cambiati drasticamente dall’inizio della guerra contro l’Iran: «Il nemico – ha dichiarato – che affermava di aver distrutto le nostre forze aeree, navali e missilistiche, e che aveva un piano per il crollo della Repubblica islamica, ora ha posto come obiettivo la riapertura dello Stretto di Hormuz».

Ed ha ribadito: «Riaprire uno stretto che era aperto prima della guerra è diventato il sogno operativo di Trump». Ghalibaf ha aggiunto che Trump non ha il sostegno dell’Europa, che i mercati energetici sono fuori controllo e che si sta avvicinando un’inflazione alimentare.

Il presidente del Parlamento ha descritto dettagliatamente i danni inflitti alle infrastrutture militari statunitensi durante il conflitto: «Le manifestazioni dell’arroganza americana, dagli F-35 alle portaerei e alle basi regionali statunitensi, hanno subito duri colpi. Gli attacchi contro il regime israeliano sono stati efficaci, precisi e dirompenti».

Per quanto riguarda il quadro generale, Ghalibaf ha ricordato: «Hezbollah in Libano, dopo essere stato costantemente minacciato di disarmo, è oggi una parte importante ed efficace della Resistenza e ha messo alle strette il regime israeliano maligno». In più ha detto: «La Resistenza in Iraq sta combattendo eroicamente e ha sbalordito il nemico. Ansarallah (partigiani di Dio; gli Houthi; ndr) in Yemen ha dato nuova linfa al fronte della Resistenza ed è pronta a realizzare imprese spettacolari».

«Questo è l’onore e la grandezza del fronte della Resistenza contro le potenze arroganti del mondo – ha concluso Ghalibaf – Trump è stato accusato in tutto il mondo di aver intrapreso una guerra inutile e non ha risposte da dare all’opinione pubblica. Il male di aver iniziato la guerra si è ritorto contro chi l’ha iniziata».

Negli States, molti democratici che guardano al 2028 si muovono con cautela in questo conflitto, soprattutto per quanto riguarda la gestione di un potenziale voto sui 200 miliardi di dollari che il presidente Trump vuole dal Congresso per finanziare la guerra che ha scatenato. Sono stretti tra i repubblicani pronti a definirli deboli e restii a sostenere le truppe e una base democratica pronta a scagliarsi contro coloro che verranno accusati di essere dei traditori.

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