A Tavola

IRAN-USA
Giovedì nuovi colloqui
ma la guerra s’avvicina

Stati Uniti e Iran si preparano a un nuovo round di colloqui a Ginevra, mentre gli Stati Uniti continuano a inviare forze militari nella regione, nel più grande rafforzamento militare dall’invasione dell’Iraq del 2003. I colloqui sono previsti per giovedì prossimo (26/02/26), ma restano deboli le prospettive di un accordo che fermi la guerra. Gli Stati Uniti hanno chiesto concessioni che sarebbe più esatto definire condizioni capestro, tra cui la cessazione di ogni arricchimento nucleare sul suolo iraniano, la fine del sostegno iraniano ai movimenti di resistenza armata regionali e rigidi limiti al programma missilistico balistico iraniano, l’unico deterrente significativo che l’Iran è stato in grado di impiegare durante il conflitto con Israele lo scorso anno.

Ieri (23/02/26) il presidente USA Donald Trump aveva scritto su “Truth Social”: «Sono io che prendo la decisione, preferirei un accordo piuttosto che no, ma se non raggiungiamo un accordo, sarà una giornata molto brutta per quel Paese e, purtroppo, per il suo popolo, perché sono grandi e meravigliosi e una cosa del genere non sarebbe mai dovuta accadere loro».

Un funzionario iraniano ha dichiarato all’agenzia americana “Drop Site News” che Teheran comprende la natura imprevedibile dell’amministrazione Trump, ma ritiene che la posizione che i suoi diplomatici stanno delineando ai negoziatori statunitensi rappresenti uno sforzo senza precedenti da parte dell’Iran volto a prevenire una guerra regionale. «Abbiamo dimostrato un livello di flessibilità quasi incredibile sulla questione dell’arricchimento»: ha detto il funzionario iraniano che – scrive “Drop Site News” – ha richiesto l’anonimato a causa della delicatezza dei negoziati. I negoziatori iraniani, ha aggiunto l’anonimo funzionario, lavorando in coordinamento con il Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale della Repubblica islamica dell’Iran e autorizzati dalla leadership del Paese, «hanno deciso di esercitare la massima flessibilità sulla questione nucleare, ma solo alla rigorosa condizione che ciò impedisca realmente lo scoppio di una guerra».

Ricordo che il Supremo Consiglio è la massima autorità iraniana in materia di sicurezza nazionale e strategia di difesa ed è guidato da Ali Larijani, veterano del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (CGRI o Pasdaran), ex presidente del Parlamento e consigliere dell’Ayatollah Ali Khamenei. In persiano, pasdaran significa i guardiani e perciò i cronisti semplificano “Guardiani della rivoluzione”.

L’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, tifa per la guerra e ha rimarcato che il presidente Trump è «curioso di sapere perché gli iraniani non hanno capitolato». Abbas Araghchi, ministro degli Esteri, ha scritto su “X”: «Curiosi di sapere perché non capitoliamo? Perché siamo Iraniani».

Dall’inizio di gennaio, quando gli Stati Uniti hanno nuovamente iniziato a minacciare apertamente l’Iran, molti governi arabi hanno dichiarato pubblicamente la loro opposizione a qualsiasi attacco statunitense e hanno affermato che non avrebbero permesso che il loro territorio o spazio aereo venisse utilizzato per attacchi.

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