A Tavola

Yemen, il leader degli Houthi:
«La resa non è un’opzione»

Il leader di Ansar Allah (partigiani di Dio), Sayyed Abdul-Malik al-Houthi, ha dichiarato che l’aggressione dell’Arabia Saudita contro lo Yemen si protrae da anni senza alcuna base legale, definendola un’estensione della sottomissione di Riyadh a Washington e Tel Aviv. All’emittente televisiva satellitare pan-araba, Al Mayadeen (Le Piazze), Sayyed al-Houthi ha confermato che «la resa non è un’opzione in Yemen», ricordando che ogni guerra nella regione risale al progetto sionista e alla sua spinta a rimodellare l’Asia occidentale perseguendo il progetto della “Grande Israele”. Il Movimento Ansar Allah è più conosciuto con il nome della famiglia principale cioè Houthi.

Washington e Tel Aviv, ha sottolineato il leader Houthi, non rispettano né gli accordi internazionali né le risoluzioni delle Nazioni Unite e si vantano apertamente di aver sterminato popoli e civiltà. Il regime israeliano, ha aggiunto, ha ucciso più di 1.000 palestinesi da quando è entrato in vigore il cessate il fuoco, in palese disprezzo dei termini che aveva sottoscritto.

La milizia yemenita ha annunciato che bloccherà l’accesso dell’Arabia Saudita allo stretto di Bab al-Mandab, un punto di passaggio vitale che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. Questo nuovo blocco aggraverebbe l’impatto economico della chiusura dello Stretto di Hormuz, in particolare sui mercati asiatici che attualmente dipendono dalle esportazioni di petrolio greggio saudita attraverso il Mar Rosso.

Un funzionario di Ansarallah, Mohammed al-Bukhaiti, ha dichiarato a Drop Site News che «lo stretto di Bab al-Mandab è un legittimo strumento di pressione per imporre un’equazione ‘blocco contro blocco’. La misura colpirebbe soltanto i Paesi che partecipano all’aggressione contro lo Yemen».

Le forze del governo yemenita, sostenuto militarmente dall’Arabia Saudita, avevano sferrato nel primo pomeriggio del 13 luglio scorso un massiccio attacco contro l’aeroporto di Sana’a, la capitale dello Yemen sotto controllo Houthi. L’obiettivo era distruggere la pista di atterraggio per impedire a un aereo civile proveniente da Teheran di atterrare, con a bordo una delegazione di Ansarallah, di ritorno dai funerali della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, assassinato in un attacco statunitense-israeliano a marzo.

L’aereo passeggeri della compagnia iraniana Mahan Air è poi atterrato in sicurezza all’aeroporto di Hodeidah, controllato da Ansarallah, sulla costa yemenita del Mar Rosso.

Da quando, nel maggio 2025, i raid israeliani hanno distrutto l’unico Airbus A330 e tre aerei passeggeri più piccoli, gli A320, della Yemenia Airways, non sono più partiti voli commerciali da Sana’a. Tre settimane dopo, un ulteriore attacco israeliano ha distrutto l’unico A320 della Yemenia ancora operativo da Sana’a, di ritorno dalla Giordania.

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