A Tavola

La Siria rifiuta di integrare
le donne combattenti curde

L’Amministrazione Autonoma della Siria Nordorientale (Autonomous Administration of North and East Syria AANES), cioè il Kurdistan siriano noto anche come Rojava (“Occidentale”), e le SDF, Syrian Democratic Forces, l’alleanza di milizie curde, arabe e assiro-siriache, hanno accettato di sciogliersi, il 25 agosto scorso, dopo oltre un anno di negoziati con il nuovo governo siriano di Ahmed al-Sharaa, il generale siriano autoproclamatosi presidente della Siria il 29 gennaio 2025. Adesso ai Curdi nel nord-est della Siria tocca un difficile cammino per l’integrazione con Damasco.

Leggo su Drop Site News: «Nonostante lo scioglimento formale delle Forze Democratiche Siriane e della zona autonoma a guida curda, il nord-est della Siria rimane in una situazione di transizione: non è ancora pienamente parte della Siria, ma non è nemmeno completamente separato». Una cosa è certa: è svanito il sogno di un Rojava come Stato curdo autonomo.

Molti sono convinti che l’integrazione sia una foglia di fico per coprire la sconfitta e che sia stata persa un’occasione per costruirsi un futuro indipendente, mentre la Siria non ha ancora redatto la nuova Costituzione.

I combattenti delle SDF sono stati inseriti nelle forze armate siriane e per i loro alti ufficiali si preparano le poltrone governative. Intanto, Mazloum Abdi, comandante in capo SDF, è stato nominato consigliere speciale del presidente Al-Sharaa.

Ma c’è un problema per la brigata femminile Yekîneyên Parastina Jin (YPJ), diventata famosa nella guerra contro l’ISIS (Islamic State of Iraq and Syria): il ministero della Difesa siriano si è rifiutato di ammettere le donne nelle forze armate.

Dal team presidenziale per l’attuazione dell’accordo di integrazione, Mustapha Abdi fa sapere a Drope Site: «La legge siriana consente alle donne di lavorare in qualsiasi posizione basata sul merito, ad eccezione dei ruoli di combattenti. Non ci deve essere alcun elemento combattente femminile all’interno dell’esercito siriano».

Sebbene l’integrazione nell’esercito sembri essere una linea rossa per il governo, Ruksan Mohammed, portavoce YPJ, ha riferito che la leadership della brigata ha incontrato funzionari del ministero dell’Interno e che «è stata sottolineata la possibilità di integrare l’YPJ come forza speciale e organizzata».

Nell’ambito dell’accordo di integrazione, il curdo – lingua d’insegnamento nel nord-est della Siria negli ultimi dieci anni, durante il periodo di relativa autonomia della regione – verrà insegnato per tre ore a settimana, insieme a un’ora aggiuntiva di geografia, storia o filosofia, sempre in curdo. Questa soluzione è concepita come transitoria per il prossimo anno accademico, in attesa di un accordo definitivo.

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