Le mani di Trump
sull’America Latina
Quest’anno quasi la metà delle popolazioni dell’America Latina sarà chiamata alle urne. Le votazioni sono già iniziate in Costa Rica e proseguiranno questo fine settimana in Perù. Solitamente le campagne elettorali sudamericane sono “caratterizzate” da problemi di sicurezza e instabilità politica, ma stavolta c’è anche il fattore T, cioè le incursioni del presidente Trump.
Dove, come ha fatto in Venezuela con il rapimento del presidente Maduro, non può intervenire manu militari, il presidente esercita “pressioni” perché le urne diano responsi a lui graditi.
Non è un mistero che abbia cercato di provocare la caduta del governo a Cuba (e non soltanto con il blocco petrolifero) e che abbia apertamente minacciato chi non si piega. Secondo Abelardo Rodríguez Sumano, esperto di relazioni internazionali all’Università Iberoamericana del Messico, Trump «cerca l’allineamento; vuole la totale subordinazione».
«Questa dinamica – riporta la CNN – ha costretto gli aspiranti alla presidenza a ricalibrare le proprie campagne per evitare di inimicarsi la Casa Bianca, riflettendo al contempo su come entrare in contatto con gli elettori, a loro volta stremati da decenni di drastici cambiamenti politici».
Ovviamente, Trump si aspetta che tutta vada come vuole lui. Alla fine dell’anno scorso in Honduras, Trump minacciò che se Násry Asfura non avesse vinto le elezioni presidenziali, non avrebbe collaborato con il nuovo leader del Paese; nelle elezioni legislative argentine, subordinò gli aiuti economici di Washington alla vittoria del partito del presidente Javier Milei.
L’Argentina e l’Honduras si allinearono. Tutto fa prevedere che succederà nell’intera America Latina.



