Il Giappone si attrezza
a vendere nuove armi
La notizia che il Giappone si appresti a rientrare sul mercato delle armi è arrivata dall’agenzia britannica Reuters, secondo la quale nelle prossime settimane il governo della premier Sanae Takaichi modificherà le regole sull’export di armi, con l’obiettivo di rivitalizzare la base industriale della difesa giapponese ed espandere il ruolo nelle catene di approvvigionamento militari globali, andando a coprire i vuoti creati nelle catene di approvvigionamento di armi statunitensi, indeboliti da vari conflitti, tra cui la guerra in Ucraina e i bombardamenti sull’Iran.
Per decenni, gli Stati Uniti hanno dominato le reti globali di approvvigionamento di armi, mantenendo un’influenza schiacciante sugli acquisti militari degli alleati. I ritardi, l’aumento dei costi e i rigidi controlli sui trasferimenti tecnologici hanno generato crescente frustrazione tra gli Stati partner. L’incertezza – diciamo così – che caratterizza le politiche del presidente statunitense Donald Trump (incluse le continue minacce di rimodellare le alleanze) sta accelerato gli sforzi degli alleati dello Zio Sam per diversificare le proprie partnership in materia di difesa.
Aprendo la strada all’esportazione di sistemi militari avanzati, tra cui navi da guerra e tecnologie missilistiche, la decisione di Takaichi (che è anche la presidente del Jimintō, il Partito liberaldemocratico) segna l’allontanamento dal quadro pacifista imposto al Giappone dagli USA con le atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Il cambiamento di politica del Giappone, quindi, è una mossa per ridurre la dipendenza dagli ecosistemi di difesa controllati dagli Stati Uniti.
Russia e Cina hanno subito reagito.
Nikolai Patrushev, stretto collaboratore del presidente russo e presidente del Consiglio marittimo, ha affermato che Mosca non vede alcun segnale che indichi una volontà del Giappone di invertire quella che ha definito una traiettoria sempre più aggressiva. In un’intervista alla Rossiyskaya Gazeta, Patrushev ha dichiarato: «Prevediamo che Tokyo continuerà a rafforzare il proprio potenziale militare, concentrandosi su azioni offensive, sia individualmente che nell’ambito di ampie coalizioni che includano i paesi della NATO».
Secondo la diplomatica Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri cinese, il rafforzamento militare del Giappone nell’arcipelago sud-occidentale costituisce una minaccia per la sicurezza e rappresenta «un tentativo deliberato di inasprire le tensioni regionali e provocare un conflitto militare».
Per gli addetti ai lavori, la strada del riarmo nipponico è vecchia. Già a marzo del 2020, la RID (Rivista Italiana Difesa) scriveva: «Il Giappone punta allo sviluppo autoctono di armi ipersoniche stand-off aviolanciabili. La ATLA, l’Agenzia della Difesa nipponica responsabile per le acquisizioni e lo sviluppo tecnologico, ha ufficialmente svelato i progetti di sviluppo parallelo per un missile ipersonico, denominato semplicemente HCM (Hypersonic Cruising Missile) e per una munizione planante ipersonica, denominata HVGP (Hyper Velocity Gliding Projectile)».
Poche settimane fa, gli USA hanno approvato la vendita di attrezzature e servizi per l’ammodernamento del programma HVGP.



