L’esercito libanese denuncia
l’escalation israeliana
A ridosso dell’82° anniversario dell’indipendenza dall’impero coloniale francese della Repubblica del Libano (22 novembre 1943) il comandante Forze Armate Libanesi (LAF), Rodolphe Haykal, ha scritto in un ordine del giorno che il Paese sta affrontando «una fase decisiva, tra le più difficili della sua storia», tra la continua occupazione del territorio libanese da parte dei militari israeliani e l’escalation di attacchi e violazioni lungo il confine meridionale. Non è una voce isolata; anche il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, aveva avvertito mercoledì scorso che l’occupazione israeliana stava intensificando gli attacchi contro i civili nel Sud ed aveva chiesto un’azione internazionale immediata contro le violazioni israeliane della risoluzione 1701.
Tornando al generale Haykal, il suo parere è che la liberazione di tutto il territorio libanese resta fondamentale per realizzare il pieno significato dell’indipendenza (o è un incosciente oppure ha un sicuro rifugio, visto che Israele non ha problemi nell’individuare e colpire chiunque in qualunque Paese).
«L’esercito libanese – ha dichiarato Haykal – ha compiuto notevoli sforzi dall’entrata in vigore dell’accordo di cessate il fuoco, nonostante le sue limitate capacità e le crescenti sfide».Tutte le operazioni, comunque, vengono svolte secondo le direttive del governo libanese, nel pieno rispetto della risoluzione 1701 e delle sue disposizioni, in coordinamento con l’UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon) e il comitato del meccanismo incaricato di supervisionarne l’attuazione.
Ricordiamo che la Risoluzione 1701 (nel 2006 Israele aveva invaso il Paese) richiede la cessazione completa delle ostilità e il dispiegamento dell’esercito libanese nel Libano meridionale, nonché l’istituzione di una zona demilitarizzata tra la Linea Blu e il fiume Litani.
Va detto che per Haykal era in programma (il 18 scorso) un viaggio a Washington annullato a poche ore dalla partenza perché aveva accusato soltanto Israele per la crisi in Libano, evitando di citare Hezbollah. E questo all’asse Washington-Tel Aviv non è affatto piaciuto.



