A Tavola

L’espanSionismo di Israele
abbatte case palestinesi

Tel Aviv ha ordinato di demolire (lunedì, 22/12/25) un edificio residenziale di 13 appartamenti nel quartiere di Wadi Qaddum di Ras al-Amud a Silwan, alla periferia sud-est di Gerusalemme. La polizia israeliana ha accompagnato le squadre municipali durante la demolizione dell’edificio, che ospitava circa 100 palestinesi, mentre le forze di occupazione hanno stretto un cordone di sicurezza per proteggere l’operazione.

Le organizzazioni palestinesi e internazionali per i diritti umani affermano che le autorità israeliane limitano sistematicamente il rilascio di permessi di costruzione ai palestinesi nella zona occupata di Gerusalemme, facilitandoli invece ai “coloni”, nell’ambito di una politica volta a modificare la composizione demografica della città.

Il fatto è che il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato la creazione di 19 nuovi insediamenti nella Cisgiordania occupata, una mossa che, secondo il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, fa parte di una strategia più ampia: «Sul campo, stiamo bloccando la creazione di uno Stato terroristico palestinese».

Tra i 19 insediamenti recentemente approvati, descritti come «altamente strategici», ci sono Ganim e Kadim nella Cisgiordania settentrionale, entrambi smantellati quasi vent’anni fa. Altri cinque erano in precedenza avamposti non autorizzati, ora autorizzati dall’occupazione israeliana.

Un rapporto delle Nazioni Unite ha rilevato che le approvazioni degli insediamenti nel 2024-2025 hanno raggiunto i livelli più alti dall’inizio del monitoraggio nel 2017. «Queste cifre rappresentano un forte aumento rispetto agli anni precedenti»: ha osservato il segretario generale delle Nazioni Unite, Antònio Guterres, citando una media annua di 12.815 unità di insediamento tra il 2017 e il 2022.

Da una parte, dunque, Israele sfratta i Palestinesi spianando le loro case e dall’altra protegge i “coloni” che costruiscono insediamenti illegali.

Articoli Correlati

Pulsante per tornare all'inizio