A Tavola

L’impegno degli Stati Uniti
per i minerali del Mali

La campagna condotta nella Repubblica del Mali (che in lingua mandinga significa “il luogo dove vive il re”) da un gruppo affiliato ad al-Qaeda noto come Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (Gruppo di Sostegno all’Islam e ai Musulmani), l’organizzazione militare di ideologia salafita jihadista più potente del Sahel, ha portato alla conquista della città settentrionale della città tuareg di Kidal e all’uccisione il 25 aprile scorso del generale Sadio Camara, ministro della Difesa del Mali.

Ricordo che nel 2022 la giunta militare maliana aveva chiesto alla Russia un supporto in materia di sicurezza dopo la rottura delle relazioni con la Francia e altri alleati occidentali e che nel 2024 Washington aveva perso anche la sua base di intelligence nel vicino Niger.

Oggi, gli Stati Uniti vorrebbero rientrare (dopo la rottura durante la presidenza Biden) in un Paese ricco di giacimenti d’oro, litio e uranio, mentre l’Europa guarda con preoccupazione alla crescente instabilità nella regione che potrebbe aumentare le pressioni migratorie, dato che il Mali è collegato a una serie di rotte migratorie che attraversano il Sahel e conducono da noi.

La seconda amministrazione Trump è impegnata a riallacciare i rapporti con il Mali: a luglio scorso, il sottosegretario per gli Affari Africani, Frank Garcia, ha incontrato il premier maliano Abdoulaye Maiga, Tenente colonnello della gendarmeria maliana, e altri ministri chiave durante una visita nella capitale Bamako. Le autorità maliane e la delegazione statunitense hanno annunciato che agli scambi avviati il ​​18 luglio seguiranno incontri di lavoro tra esperti dei ministeri degli Esteri e della Difesa dei due Paesi, con l’obiettivo di definire un quadro operativo per la cooperazione, in particolare per quanto riguarda la condivisione di informazioni di intelligence e la sicurezza dello spazio aereo maliano.

Un alto funzionario della Casa Bianca ha chiesto l’anonimato ed ha dichiarato: «Gli Stati Uniti continuano a monitorare attentamente la situazione. Continuiamo a contattare il governo del Mali per valutare le sue esigenze e offrire la nostra assistenza laddove opportuno».

Jerry Wu, giornalista esperto di sicurezza nazionale, ha scritto per la newsletter globale POLITICO Forecast: «L’Agenzia dell’Unione Europea per l’Asilo (European Union Agency for Asylum EUAA) ha rilevato che nei 12 mesi fino a maggio scorso, le domande di asilo presentate da cittadini maliani nell’UE e in altri Paesi europei non appartenenti all’UE sono aumentate del 34%. L’organizzazione ha inoltre constatato che in Spagna si è registrato un aumento del 58% delle domande provenienti dal Mali».

Tobias Rüttershoff, esperto di sicurezza dell’Africa occidentale alla Konrad Adenauer Stiftung, ha detto a POLITICO Forecast: «Ho la sensazione che negli ambienti politici in Germania e in Europa, il Sahel sia stato un po’ dimenticato, con l’attenzione spostata, certamente sull’Ucraina, sull’Iran e sul Mar Rosso».

 

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