A Tavola

Petrolio. Calano negli USA
le riserve d’emergenza

Le riserve petrolifere di emergenza degli Stati sono scese a 283,8 milioni di barili venerdì, il livello più basso dall’ottobre del 1982, secondo i dati del Dipartimento dell’Energia elaborati dall’OPIS (Oil Price Information Service). Da marzo, in risposta alla chiusura dello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti hanno rilasciato 131,6 milioni di barili, prestandoli a società che devono restituirli insieme a barili di alta qualità. L’amministrazione Trump si era impegnata a fornire 172 milioni di barili, ma finora ne ha contrattualizzati soltanto 133,5 milioni.

Sul versante opposto, il segretario del Tesoro Scott Bessent, ha dichiarato che le riserve petrolifere dell’Iran stanno per esaurirsi. Leggo su Drop Site Daily: «Ci sono solo altri 15 milioni di barili di petrolio iraniano sulle coste e poi non avrà più nulla da scambiare».

Secondo i dati di Kpler, la piattaforma che mappa i flussi di merci e materie prime, il greggio iraniano trasportato su petroliere al di fuori del blocco statunitense è sceso dai circa 90 milioni di barili a metà luglio ai circa 29 milioni all’inizio di settembre. Considerando che circa un milione di barili al giorno continua a raggiungere gli acquirenti, principalmente in Cina, Kpler ha previsto che le scorte potrebbero esaurirsi entro metà ottobre e che i pagamenti potrebbero cessare entro metà dicembre.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato a Fox News che lo Stretto di Hormuz è aperto e che «attraversa lo stretto quasi la stessa quantità di petrolio di prima di questo conflitto, con l’eccezione del petrolio iraniano, che non riesce a uscire».

Rubio si è vantato del fatto che l’economia di Teheran sia già in grave difficoltà e «si stia dirigendo rapidamente verso un cataclisma».

Martedì la valuta iraniana ha toccato un minimo storico, con il dollaro scambiato a oltre 2,5 milioni di rial, rispetto agli 1,7 milioni circa di febbraio, all’inizio dei bombardamenti israelo-americani.

Il ministero dei Trasporti iracheno ha fatto sapere che Iraqi Airways prevede di riprendere i voli per l’Iran a ottobre, dopo aver ottenuto un’esenzione speciale dalle sanzioni statunitensi che avevano interrotto i collegamenti aerei tra i due Paesi. La compagnia aerea aveva già ripreso lunedì i voli tra Najaf e gli aeroporti iraniani.

L’ambasciatore iracheno in Iran ha dichiarato che Baghdad non ha mai ordinato la sospensione dei voli, ma che le compagnie straniere di assistenza a terra hanno interrotto i servizi per timore di sanzioni statunitensi.

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